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La parola a Valter Lavitola: «Dall’amicizia con Ranucci cercavo riscatto, attentato per proteggerlo» – Il memoriale

07 Settembre 2026 - 14:29 Federico D’Ambrosio
lavitola riesame
Il faccendiere che ha confessato di aver organizzato l'attentato dinamitardo contro Sigfrido Ranucci annuncia di voler raccontare la sua versione in aula
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Si è svolta in mattinata, oggi 7 settembre, l’udienza davanti al tribunale del Riesame di Roma per Valter Lavitola, faccendiere accusato di aver organizzato un attentato dinamitardo contro il giornalista Sigfrido Ranucci nonostante il rapporto di amicizia che li legava. Per spiegare la controversa azione, Lavitola ha dato nel tempo ragioni diverse (la principale riguarda l’ipotetico rafforzamento della scorta del cronista che ha ripetuto anche oggi). Secondo la procura di Roma, Lavitola pensava che l’azione potesse favorire la discesa in politica del giornalista che – confermano le intercettazioni – pressava con inviti costanti sul tema e con cui aveva discusso di un sondaggio sul suo nome.

«Il nostro assistito sarà in videocollegamento dal carcere di Rebibbia da dove renderà dichiarazioni spontanee», ha dichiarato, entrando in tribunale il suo legale, Sergio Cola.

Cosa ha detto Lavitola

Nel corso dell’udienza, come anticipato dall’avvocato Cola, Lavitola ha ripercorso il contenuto della memoria difensiva di più di 70 pagine con la sua tesi: «Con Ranucci c’era un grande rapporto di amicizia e speravo che questo rapporto potesse riabilitare anche la mia figura con un riscatto sociale per me», ha spiegato. «Ho fatto tutto questo per proteggere Ranucci da un attentato di cui avevo notizie. C’era la necessità di proteggerlo tanto che per due mesi dopo i fatti di ottobre ho chiamato Ranucci per chiedere che la scorta gli fosse rafforzata»

Anche la procura ha depositato nuovi documenti a carico dell’indagato per confermare la tesi che abbia organizzato l’attentato per rafforzare un progetto politico di cui ipotizzava poter far parte attivamente e non solo per rafforzargli la scorta.

Cosa dice la difesa

La difesa ha puntato su tre temi tecnici, «l’inefficacia dell’ordinanza cautelare, l’aggravante del metodo mafioso e la competenza territoriale che noi non riteniamo essere a Roma». Nelle scorse ore si è aperta anche una questione tecnica, che potrebbe però essere superata: la ex compagna Natalia Potenza ha dichiarato di non essere disponibile ad accogliere Lavitola nel suo appartamento, dopo aver scoperto la sua relazione parallela dagli atti giudiziari. Gli avvocati di Lavitola hanno replicato proponendo che l’uomo, qualora dovesse ricevere il beneficio dei domiciliari, li sconti in provincia di Potenza, a Noepoli. Il comune, spiegano i legali, è fuori dalla sua rete relazionale e quindi non gli consentirebbe di agganciarsi alla rete con la quale ha ammesso di aver organizzato l’attentato.

Lavitola finirebbe anche fuori dal ristorante in cui lavorava (la cooperativa è invece di Potenza) e, sempre Potenza si sarebbe detta disponibile a parlare con gli inquirenti di quanto sa delle attività dell’ex compagno.

Il Riesame si è riservato di decidere sull’istanza di scarcerazione, la decisione potrebbe arrivare entro la settimana.

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