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L’eredità da 800mila euro al «nipote preferito», la zia senza figli fa scoppiare la lite in famiglia: i dubbi sul foglio scritto a mano e lei che «ci vedeva poco»

14 Settembre 2026 - 08:39 Giovanni Ruggiero
Aula tribunale
Aula tribunale
I parenti rimasti all'asciutto avevano impugnato il testamento scritto a mano dell'anziana zia, convinti anche che la malattia agli occhi avesse compromesso la sua capacità di scrivere in autonomia. Ma per i giudici è tutto regolare
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A Modena una donna di 80 anni, senza figli né marito, decide di lasciare tutto il suo patrimonio a un solo nipote: case e conti correnti per un valore complessivo di circa 800mila euro. Nel testamento olografo lo descrive come «il mio preferito». La zia muore nel 2018 e, dopo la pubblicazione delle ultime volontà, il nipote entra in possesso dell’eredità senza intoppi, come ricostruisce il Corriere di Bologna.

Perché gli altri parenti hanno impugnato il testamento

A quel punto entrano in scena gli altri nipoti della donna, rimasti fuori dalla successione. Secondo loro il documento sarebbe stato scritto con «mano guidata», perché l’anziana soffriva di una grave patologia oculare, la maculopatia essudativa, che ne avrebbe compromesso la capacità di scrivere autonomamente. Da qui la richiesta, portata davanti ai giudici, di dichiarare invalido il testamento e aprire la successione legittima, ipotesi che li avrebbe coinvolti direttamente nella spartizione dei beni.

Cosa ha stabilito la perizia calligrafica

Per sciogliere ogni dubbio, la Corte d’Appello di Bologna, prima sezione civile, con i giudici Giuseppe de Rosa, Rosario Lionello Rossino e Gianluigi Morlini, ha disposto una perizia grafologica. Le conclusioni del tecnico sono nette: «Ritengo che il testamento sia interamente redatto da un’unica mano scrivente», si legge nella relazione, che aggiunge come sia «molto probabile che anche la data riportata sul testamento sia veritiera».

Perché il testamento è stato dichiarato pienamente valido

Oltre alla grafia, i giudici hanno verificato anche le condizioni cognitive della donna al momento della stesura, esaminando tutta la documentazione clinica disponibile. La conclusione della Corte è altrettanto chiara: «Nulla emerge relativamente ad una compromissione cognitiva né alterazioni di tipo motorio che ne ostacolassero la normale gestualità, ivi compresa la scrittura autonoma». Il testamento risulta quindi valido «per assenza di incapacità».

Come si è chiusa la vicenda giudiziaria

Sia il Tribunale di Modena, in primo grado lo scorso anno, sia la Corte d’Appello di Bologna, nei giorni scorsi, hanno respinto integralmente le richieste dei nipoti esclusi. L’eredità resta quindi nelle mani dell’unico erede indicato nel testamento, che al termine dei due gradi di giudizio è stato riconosciuto «assolutamente legittimo». Non è escluso che la vicenda finisca in Cassazione.