Lavorare all’estero non è più il sogno dei giovani: aumentano quelli che rientrano in Italia. Uno su 5 sceglie la Lombardia

Il piccolo esercito che non fa clamore. Così uno studio realizzato dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro e ripreso da Skytg24 ha definito gli oltre 129mila giovani italiani tra i 18 e i 39 anni che hanno fatto rientro in Italia dopo un periodo di studio o di lavoro trascorso all’estero nel periodo compreso tra il 2021 e il 2025. Dato che, sottolinea l’analisi intitolata Il rientro dei giovani dall’estero: numeri e tendenze, è in forte crescita rispetto agli ultimi quindici anni. I risultati sono incoraggianti: 7 giovani rimpatriati su 10 giudicano positiva la propria situazione personale dopo aver lasciato l’estero, mentre il 53,5% ritiene la posizione professionale alla pari o migliore rispetto a prima.
Il confronto rispetto rispetto al passato
Secondo i dati raccolti, negli ultimi cinque anni, su 100 trasferimenti oltreconfine i rientri sono stati 40, nove in più rispetto al periodo 2015-2021 e un numero significativamente maggiore rispetto all’arco temporale 2011-2015 che vedeva 26 rientri ogni 100 partenze.
Da dove vengono e dove vanno i giovani che tornano
La maggior parte dei rientri (42 ogni 100) proviene da Germania e Regno Unito, entrambe ben al di sopra della media europea, pari al 32,5 per cento. L’età media di chi decide di tornare è 29,6 anni. Destinazione: innanzitutto Lombardia che con il 19,8% degli arrivi si attesta prima tra le regioni italiane verso cui i giovani fanno ritorno, seguita, a parimerito, dalla Sicilia e dal Lazio che attraggono circa il 9% dei rientri. Il richiamo del Sud è particolarmente forte. Lo studio evidenzia come 1/3 di chi fa ritorno, il 31,7%, ha come meta una regione del Sud Italia. All’origine della decisione, la volontà di dare spazio al benessere personale e di privilegiare la dimensione affettiva. Il desiderio, insomma, di potere costruire una vita adulta vicino alla propria famiglia di origine, contando su una rete di supporto.
Partenze e ritorni
Alla base della scelta di partire, invece, c’è soprattutto la volontà di avviare una carriera o la ricerca di un miglioramento lavorativo. Che cosa trovano i giovani al loro rientro in Italia? Molti degli intervistati hanno affermato di avere già un posto di lavoro ad attenderli, mentre il 37% ha affermato di essere ripartito da zero, potendo però contare su maggiori capacità linguistiche e su esperienze acquisite in un contesto internazionale.
Le dichiarazioni del presidente dell’Ordine dei consulenti del lavoro
Secondo Rosario De Luca, presidente dell’Ordine dei consulenti del lavoro, è importante «non solo favorire il rientro ma anche creare le condizioni perché la scelta possa essere duratura nel tempo e per valorizzare pienamente le esperienze maturate all’estero».
Cosa chiedono i giovani
Nonostante l’esistenza del “piccolo esercito che non fa clamore” faccia ben sperare, però, la strada è ancora lunga. Secondo il Cnel, tra il 2011 e il 2024 l’Italia ha perso, al netto dei rientri, 441mila giovani tra i 18 e i 34 anni, con un saldo negativo record di oltre 61mila unità nel solo 2024. Aumento delle retribuzioni e riconoscimento del merito. Sono queste, secondo un’indagine contenuta nel Rapporto Giovani Expat. Come farli tornare e promossa dal Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (Cnel), le condizioni che la maggior parte dei giovani chiede per scegliere di investire il proprio futuro in Italia. Insieme anche alla possibilità di trovare un impiego coerente con il proprio profilo (88%) e che garantisca un equilibrio tra vita professionale e privata (72%).

