Ultime notizie Festival di OpenGoverno MeloniMedio OrienteScuolaSigfrido Ranucci
ESTERIDisinformazioneEmilia-RomagnaEUtopiaFestival di OpenIntelligenza artificialeParmaUnione europeaVideo

Festival di Open, il confronto su AI e disinformazione: «L’Europa è già in guerra, c’è chi vuole far cadere la democrazia liberale» – Il video

20 Settembre 2026 - 12:30 Bruno Gaetani
La vicepresidente del Parlamento Ue, Pina Picierno: «L'intelligenza artificiale ha bisogno di regole, ma non basta». Sul palco di Parma anche Alessandro Piva, Carlo Corazza e David Puente
Google Preferred Site

Si è aperta con una discussione su intelligenza artificiale, disinformazione e sicurezza delle democrazie europee la terza giornata del Festival di Open, in corso a Parma. Sul palco di piazza Garibaldi, si sono confrontati Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo, Carlo Corazza, direttore dell’Ufficio del Parlamento europeo in Italia, David Puente, vicedirettore e responsabile del fact-checking di Open, e Alessandro Piva, direttore dell’Osservatorio artificial intelligence del Politecnico di Milano, moderati dal giornalista di Open Simone Disegni.

Picierno: «Se perdiamo il controllo dell’AI perdiamo la nostra autonomia strategica»

La prima a prendere la parola è l’eurodeputata Pina Picierno, che ha detto di non essere «né preoccupata né necessariamente ottimista» sull’inarrestabile crescita dell’intelligenza artificiale. «Mi iscrivo alla categoria dei realisti», spiega la vicepresidente del Parlamento europeo. E spiega: «L’Europa ha la responsabilità di costruire una via autonoma in cui la potenza tecnologica non sia separata dalla responsabilità democratica». In collegamento con il palco di Parma, Picierno ha difeso l’approvazione dell’AI Act, il regolamento con cui l’Ue si è attrezzata per mettere i paletti al settore dell’intelligenza artificiale. «Con quella legge abbiamo affermato principio fondamentale: l’AI deve svilupparsi dentro un perimetro normativo che rispetti i valori fondanti dell’Ue. Questo perché le tecnologie non sono mai neutrali. E quindi abbiamo bisogno di un perimetro di norme, perché se perdiamo il controllo perdiamo la nostra autonomia strategica». Allo stesso tempo, ha riconosciuto Picierno, «è un errore pensare che la dimensione regolatoria sia sufficiente».

Corazza: «L’Europa è in guerra, c’è chi vuole indebolire la democrazia liberale»

Per Carlo Corazza, invece, il punto di partenza è la natura della minaccia che l’Europa si trova ad affrontare. «Siamo in guerra. Possiamo chiamarla ibrida o cognitiva, ma è comunque una guerra devastante», ha detto il direttore dell’Ufficio del Parlamento europeo in Italia. In questo scenario, ha spiegato Corazza, ci sono soggetti che puntano a indebolire la democrazia liberale. Ed è proprio per difendersi da queste minacce che servirebbe lo «scudo democratico» proposto da Bruxelles. «Un ruolo centrale spetta ai giornalisti. Senza giornalisti coraggiosi non basta l’attività di intelligence», ha osservato.

Puente: «L’AI è arrivata a far dubitare anche di ciò che è vero»

A parlare delle conseguenze concrete della disinformazione generata dall’intelligenza artificiale è stato David Puente. «L’AI è un bellissimo strumento. Ciò che demonizzo è come viene utilizzato», ha detto il vicedirettore di Open, con delega al fact-checking. I contenuti falsi prodotti con l’intelligenza artificiale, ha spiegato Puente, rappresentano in qualche modo un’evoluzione dei vecchi fotomontaggi, ma producono anche un effetto ulteriore, ossia la tendenza a dubitare di tutto, fino ad arrivare a scambiare anche ciò che è vero per falso. «Uno degli obiettivi di chi fa disinformazione è alzare la soglia del dubbio e minare la credibilità» della persona o dell’istituzione che si vuole attaccare. Puente, inoltre, ha respinto l’idea che iniziative europee come il Centro europeo per la resilienza democratica possano trasformarsi in una sorta di «ministero della Verità» Orwelliano. «Questa è una minestra riscaldata di cui si sente parlare per qualsiasi entità che provi a contrastare la disinformazione, perché si dice che prima o poi arriverà la censura. Ma la verità è che oggi piattaforme come Meta non cancellano i contenuti falsi, li segnalano come tali».

Piva: «Anche le Pmi devono difendersi dai cyber attacchi»

Sul fronte della sicurezza informatica, Alessandro Piva ha sottolineato quanto sia ancora difficile governare pienamente la trasformazione tecnologica in corso. «Non abbiamo un’infrastruttura tale da controllarla nel modo giusto», ha spiegato, indicando tra le possibili risposte anche l’ipotesi di aprire laboratori di frontiera a soggetti terzi. Un altro capitolo riguarda il furto e la compromissione dei dati, che possono provocare il fermo di impianti industriali. «Da qualche anno abbiamo iniziato un percorso insieme a Confindustria e all’Agenzia per la cybersicurezza nazionale. Spesso i regolamenti sulla cybersicurezza vengono visti dalle piccole e medie imprese come meri adempimenti normativi, ma non è così. Bisogna educare persone e aziende al corretto utilizzo delle tecnologie».

leggi anche