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Cosa scriveva Mattarella da ministro sugli stranieri in classe: le due circolari e i limiti ai non italiani «per agevolarne l’integrazione»

22 Settembre 2026 - 21:26 Giovanni Ruggiero
Sergio Mattarella da giovane
Sergio Mattarella da giovane
I due documenti di circa 36 anni fa dell'attuale Capo dello Stato quando era ministro della Pubblica Istruzione. Le circolari richiamate da Giorgia Meloni come coerenti con il tetto evocato dall'attuale governo
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Sono due i documenti a cui ha fatto riferimento la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, entrambi firmati da Sergio Mattarella quando guidava il ministero dell’Istruzione. Erano gli anni a cavallo tra gli Ottanta e i Novanta, quando al governo c’era il Pentapartito (DC, PSI, PSDI, PRI, PLI) e il presidente del Consiglio era Giulio Andreotti, con Claudio Martelli come vice. Proprio il ministro socialista fu l’autore della prima legge che iniziava a regolare i flussi migratori, con un fenomeno che in quegli anni iniziava a crescere. Mattarella era ministro del ministero che allora si chiamava della Pubblica Istruzione per la Democrazia cristiana fino al luglio 1990. Dopo di lui il compianto Gerardo Bianco dello stesso partito. In quegli anni la giovanissima Meloni frequentava le scuole medie.

Le due circolari di Mattarella da ministro sul tetto degli stranieri in classe

In tutti e due compare di fatto l’indicazione di un tetto al numero di alunni stranieri da inserire nella stessa classe, come ricostruisce l’Ansa. Il primo è la circolare 301 dell’8 settembre 1989, intitolata «Inserimento degli stranieri nella scuola dell’obbligo». Il secondo è la circolare 205 del 26 luglio 1990, che porta il titolo «La scuola dell’obbligo e gli alunni stranieri. L’educazione interculturale».

Cosa diceva la circolare 301 del 1989

Nel testo dell’8 settembre 1989 il ministro partiva da una premessa: il fenomeno migratorio richiedeva alla scuola «una attenta considerazione ed una serie di interventi intesi a garantire alla generalità degli immigrati l’esercizio del diritto allo studio ed a valorizzare le risorse provenienti dall’apporto di culture diverse». Da qui l’indicazione pratica. Quando ci sono più studenti arrivati dallo stesso Paese e con un livello culturale simile, secondo la circolare «potrebbe essere didatticamente proficuo inserirli in una medesima classe, tenendo conto che sarà bene non superare le quattro-cinque unità». La scelta finale veniva lasciata ai singoli istituti, chiamati a valutare «specifiche esigenze e situazioni» e a individuare «le soluzioni più opportune, avendo cura di promuovere la partecipazione degli alunni in questione alle attività globali della classe».

Il limite di cinque alunni per classe nella circolare 205

L’anno successivo Mattarella è tornato sul tema, richiamando espressamente la circolare precedente e rendendo più netto il limite. Nel documento del luglio 1990, prima di passare il testimone a Gerardo Bianco, si legge che «l’assegnazione alle classi è effettuata, ove possibile, raggruppando alunni dello stesso gruppo linguistico che, comunque, non devono superare il numero di cinque per ogni classe». Il testo aggiunge che «sembra opportuno ripartire gli alunni stranieri in ragione di qualche unità soltanto per classe, per agevolarne la naturale integrazione linguistica con gli alunni italiani».

Le eccezioni previste per le attività linguistiche

La stessa circolare lasciava però spazio a una deroga. Il tetto delle cinque unità poteva essere superato in momenti precisi, visto che «può essere utile costituire gruppi anche superiori alle cinque unità nei momenti di specifiche attività linguistiche». L’allora ministro insisteva infine sul potenziamento, «per quanto possibile», delle «attività di sostegno linguistico nella fase iniziale dell’anno scolastico».