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Quel gigante di Gino Paoli, quel disastro di Sfera Ebbasta. Bene Cremonini, che noia Ultimo, Annalisa e Sangiovanni – Le recensioni

27 Settembre 2026 - 13:59 Gabriele Fazio

Sfera Ebbasta – Lontano

Abbiamo sperato lungamente che il capostipite del movimento trap provasse a scrivere qualcosa di vagamente più profondo, ma è evidente che le spacconerie di plastica rappresentassero una prospettiva economica più allettante. Economica, non artistica, perché di artistico non c’è niente nell’universo Sfera Ebbasta. Oggi cambiamo diametralmente opinione, oggi ci pentiamo di aver guardato il cielo sperando in una frase di senso compiuto, un accenno di poetica, un’intensità vagamente più intellettuale. Stolti. Non avevamo capito. Oggi si. Oggi con questa Lontano Sfera Ebbasta ci dà una preziosa lezione: la natura, in musica, come in ogni possibile agire della vita, fa il suo. D’altra parte, se Sfera Ebbasta, di certo uno degli artisti più scadenti ad aver ottenuto un certo successo nella storia della nostra musica, strabiliante in effetti, rispetto alla portata culturale del progetto, non ha mai saputo scrivere una canzone decente, portandosi avanti negli anni farfugliando ridicole spacconerie, perché mai improvvisamente sarebbe dovuto essere in grado di scrivere qualcosa di più intimista e profondo? In quale momento di quale sua canzone abbiamo pensato “Be, se si impegnasse…”. Risposta sincera: mai. Così non dovremmo stupirci di cliccare play su questa Lontano e trovarla una canzone ai limiti del più becero dilettantismo. Il pezzo è scritto malissimo ed interpretato malissimo, una roba davvero inascoltabile sul retrogusto del successo di una disonestà lapalissiana, infarcita di una poetica posticcia, quasi offensiva, sicuramente scadente. Per intenderci, liriche di questa portata: “Nessuno capirà il vero me”, “’Sto talento m’ha portato lontano” (se lo dice da solo, super), “Quanto è caro il prezzo per restare al top”. Liriche che andrebbero sottolineate in rosso anche se a scriverle fosse un ragazzetto delle medie. Qui parliamo di uno da millemila milioni di follower e stream, talmente tanti da far sospettare, sinceramente preoccupati, che qualcosa non vada nei nostri ragazzi, che non siamo riusciti ad insegnargli a distinguere il bello dall’improponibile. Ci conforta solo il contesto extramusicale, che in quanto a spessore culturale, di media, si, siamo a livello Sfera Ebbasta. Quando è scoppiato il fenomeno molti si sono preoccupati delle volgarità, della misoginia, dei valori sconclusionati spinti nei testi. Anche noi eravamo preoccupati, soprattutto di questa invasione di brutttura in un mondo che ci sta così tanto a cuore. Lontano, in questo senso, fa cambiare idea: meglio le volgarità, almeno erano un argomento di discussione, almeno erano un qualcosa, almeno erano una cattiva idea. Perché con tutti i bravissimi cantautori che ci sono là fuori, ai quali non viene data una possibilità perché non hanno il visino da figurina o la verve pseudo-criminal, dare ulteriore spazio a questo scempio musicale, questa macchietta nella cronologia della nobile disciplina del pop all’italiana, ci risulta, perlomeno, sgarbato.