«Polvere di scimmia», cos’è la droga sintetica trovata nell’appartamento dove è stato ucciso Fabio Colapietro

C’era un vasto campionario di droghe sintetiche nell’appartamento di via Gulli 46, nella periferia nord di Torino, dove è stato ucciso il 39enne Fabio Colapietro. A rivelarlo sono stati gli investigatori, che su tra le varie sostanze stupefacenti rinvenute nell’abitazione sono rimasti colpiti soprattutto da uno: l’Mdphp, conosciuta anche come «monkey dust», ossia polvere di scimmia. Una delle ipotesi su cui si ragiona è che sia stata proprio questa droga a innescare la follia di Christian Matheus De Oliveira Morando, uno dei tre fermati per l’omicidio di Colapietro.
Cos’è la «polvere di scimmia»
L’Mdphp è una sostanza sintetica della famiglia dei catinoni, stimolanti che agiscono sul sistema nervoso centrale. Si tratta di una droga relativamente recente, spesso venduta sotto forma di polvere e nota sul mercato clandestino con diversi nomi. Il principale è «Monkey dust», ossia «polvere di scimmia», principalmente a causa dei comportamenti che può provocare.
L’origine del nome
Gli effetti di questa droga, infatti, possono essere molto intensi: euforia, aumento dell’energia e dell’attività, ma anche agitazione, paranoia, allucinazioni e delirio. Nei casi più gravi, l’assunzione può provocare problemi cardiovascolari, convulsioni e altre conseguenze potenzialmente letali. Il nome «monkey dust» è diventato particolarmente noto nel Regno Unito, dove le autorità hanno segnalato episodi di forte alterazione del comportamento associati a sostanze vendute con questo nome.
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Le ipotesi al vaglio pm
Ed è proprio questo aspetto che potrebbe spiegare l’attenzione degli investigatori torinesi. L’Mdphp, soprattutto in caso di dosi elevate o di assunzione insieme ad altre sostanze, può provocare stati di agitazione estrema, paranoia e perdita del controllo. Questo ovviamente non significa che la droga renda automaticamente violenti, né che possa da sola spiegare quanto accaduto in via Gulli. Allo stesso tempo, è un elemento su cui gli investigatori vogliono fare luce, perché potrebbe offrire una spiegazione al comportamento di De Oliveira nelle ore in cui si è consumato l’omicidio di Fabio Colapietro.
Foto copertina: Dreamstime/Helinloik

