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La Strage di Ustica e la Francia: «Così la Nato ha detto il falso sugli aerei»

29 Settembre 2026 - 06:31 Alessandro D’Amato
strage ustica documentazione francia nato
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L'ambasciata ha dato la disponibilità al trasferimento della documentazione sul 27 giugno 1980. La battaglia nei cieli, il Mig libico, la portaerei di Parigi in zona
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La Francia è pronta a fornire la sua documentazione sul volo Itavia 870 precipitato il 27 giugno del 1980 a Ustica. E la procura di Roma ritira la richiesta di archiviazione dell’ultima indagine sulla strage. La decisione è arrivata il 26 giugno scorso durante l’ultimo bilaterale tra Giorgia Meloni e il presidente francese Emmanuel Macron ad Antibes. La premier ha chiesto la disponibilità dell’Eliseo a desecretare gli atti sulla strage del DC9 per cui Parigi si era sempre opposta. E nei giorni scorsi l‘ambasciata di Francia ha inviato una nota al ministero degli Esteri in cui annuncia la disponibilità al trasferimento all’Italia di tutta la documentazione.

Ustica, la Francia e la verità

Il materiale, spiega il Corriere, copre un periodo che parte dagli anni ’90. La procura di Roma ha ricevuto l’incartamento. E ora si potrà cominciare a valutare in pienezza quelle carte. Partendo dalla prospettiva della sentenza di Cassazione che riconosce un risarcimento ai familiari delle vittime e agli eredi del proprietario di Itavia. Scrivendo che a far precipitare il DC9 fu un missile (o una «quasi collisione» con un altro aereo) e che le autorità italiane non vigilarono sulla situazione di rischio creatasi per il volo di linea, data la presenza di caccia di altre nazionalità.

Il cedimento strutturale e la bomba a bordo

Tra le altre cause ipotizzate per la tragedia ci sono il cedimento strutturale e quella della bomba a bordo. Avvalorata dall’unica perizia del tribunale nei processi dell’epoca. Secondo lo scenario ipotizzato dalla procura di Roma un Mig libico in volo sull’Italia per scortare una missione del colonnello Muammar Gheddafi, si sarebbe nascosto mettendosi letteralmente all’ombra del Dc9, partito da Bologna alle 20.08 con due ore di ritardo e diretto a Palermo. I radar raccontano la presenza di un altro velivolo che affianca il DC9. Secondo le perizie italiane e Usa un altro aereo si avvicina ai primi due. Sarebbe un caccia francese, poi raggiunto da un altro Usa.

La battaglia

Nella battaglia dei cieli viene colpito il DC9. Due piloti dell’aeronautica segnalarono a terra la presenza del caccia e poi morirono in una esibizione delle Frecce Tricolori prima di poter essere interrogati. Nel 1997 l’allora giudice istruttore Rosario Priore rinviò a giudizio in sede penale nove alti ufficiali dell’Aeronautica militare per depistaggio e attentato agli organi costituzionali dello Stato, aggravati dall’alto tradimento. Vennero tutti assolti o prosciolti. Il generale dei carabinieri Nicolò Bozzo era in vacanza a Solenzara, aveva sentito i jet in azione nell’oscurità: «Era il primo riposo dal 1978. Il mio unico interesse era quello di dormire, avevo un sonno arretrato di anni… Quindi si può immaginare la mia rabbia quando la sera del 27 giugno i decolli e atterraggi dei Mirage e di altri aerei non accennavano a interrompersi».

La versione di Parigi

La Francia, ricorda oggi Repubblica, aveva negato che dopo il tramonto del 27 giugno 1980 dalla base corsa di Solenzara si fossero alzati in volo caccia: «L’attività si è interrotta prima delle 14.30». Ancora Bozzo: «Le fonti della Nato hanno affermato il falso: i francesi, e non solo loro, volarono fino a tarda ora». Ci sono altri elementi al vaglio della procura. Tra questi la Foch, che navigava nel Mediterraneo portando caccia Etendard IV, dotati anche di testate atomiche. Gli elementi raccolti nell’ultima indagine della procura di Roma ipotizzano che abbia partecipato a esercitazioni nel Tirreno: negli atti dei pm viene citato un “Exercise South” condotto insieme da jet francesi e statunitensi. Partendo da questi due poli è complesso pronosticare quale sarà la collaborazione offerta dalle autorità d’oltralpe alla magistratura.

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