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Tetto al prezzo di benzina e diesel: quali (e quanti) sono i distributori dove conviene fare il pieno

29 Settembre 2026 - 15:24 Gianluca Brambilla
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Eni, Ip e Q8 hanno accolto l'appello del governo, ma più di metà delle stazioni di rifornimento continuerà ad applicare le tariffe standard. Pichetto: «Lo sconto sul diesel continuerà anche dopo il 5 ottobre». Protestano pompe bianche e autotrasportatori
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Giorgia Meloni aveva scommesso sull’effetto traino del price cap di Eni e, per il momento, la strategia sembra funzionare abbastanza. Dopo il tetto al prezzo di benzina e diesel deciso dal cane a sei zampe, anche Ip e Q8 hanno annunciato uno sconto sui carburanti, pur senza chiarire nel dettaglio a quanto ammonterà lo sconto. Per il governo è un primo sospiro di sollievo dopo mesi di pressing da parte di opposizioni, imprese e associazioni dei consumatori. L’esecutivo, d’altronde, ha messo sul piatto quasi 3 miliardi per frenare il caro-carburanti attraverso il taglio delle accise, ma si è comunque trovato a fronteggiare prezzi alla pompa ai livelli massimi dal 2022.

Quanto vale e quanto dura il price cap sui carburanti

Una soluzione andava trovata, specialmente alla vigilia della costruzione della prossima legge di bilancio e con le elezioni politiche all’orizzonte. L’idea di Palazzo Chigi è chiara: spostare almeno una parte dell’onere economico dalle casse pubbliche alle compagnie petrolifere. Eni, partecipata dallo Stato, ha aperto la strada. L’azera Socar, che controlla Ip, si è accodata. E ora anche Q8 ha risposto all’appello del governo. Da ieri, lunedì 28 settembre, nelle stazioni Eni Live un litro di benzina costa 1,99€, mentre un litro di diesel 2,19€. Il limite vale per 30 giorni, con la possibilità di estenderlo fino alla fine dell’anno in funzione dell’andamento del mercato. Ip ha adottato gli stessi prezzi massimi di Eni, ma con un’applicazione progressiva: il 28 settembre il meccanismo è partito da circa 300 distributori, con l’obiettivo di estenderlo gradualmente in base alle diverse aree di mercato. Q8, invece, partirà il primo ottobre e ha annunciato un meccanismo modulare per i prossimi 30 giorni.

Con Eni, Ip e Q8 coperta quasi metà del mercato

Il peso delle tre compagnie è tutt’altro che marginale. In Italia sono circa 20mila gli impianti stradali e autostradali censiti dall’Osservatorio carburanti del Mimit. Eni è il primo marchio per numero di distributori, con 3.800 punti vendita, Ip ne conta circa 3.400 e Q8 circa 2.600. Eni e Ip, da sole, rappresentano circa il 36% della rete. Con Q8, il perimetro dei grandi marchi coinvolti nel price cap si avvicina alla metà dei distributori italiani. Ma dall’altra parte resta una fetta enorme del mercato: le cosiddette “pompe bianche” e gli altri operatori indipendenti, che contano complessivamente circa 8.500 impianti (circa il 42% del totale). Tamoil, invece, dispone di circa 1.400 distributori e finora non ha aderito all’appello di Palazzo Chigi.

Insomma, circa la metà delle stazioni di rifornimento italiane dovrebbero cominciare ad abbassare i prezzi di benzina e diesel, anche se va detto che esistono differenze importanti a livello territoriale. La rete Eni, per esempio, è particolarmente capillare in Lombardia, Lazio, Veneto, Sicilia ed Emilia-Romagna. Questo significa che il beneficio del tetto non si distribuisce in maniera uniforme sul territorio: dove la presenza delle compagnie aderenti è maggiore, è più facile per gli automobilisti trovare un distributore con il prezzo calmierato.

Risparmi fino a 40 euro per macchina, ma quasi un italiano su due usa meno l’auto

Secondo una stima del centro studi Unimpresa, il price cap di Eni potrebbe far risparmiare fino a 80 euro al mese a una famiglia con due automobili. Su un pieno da 50 litri, il vantaggio stimato è di circa 8,45 euro per un’auto a benzina e 9,35 euro per una diesel. Per i 30 giorni iniziali, il risparmio sarebbe nell’ordine di 36-40 euro per automobile. In ogni caso, rispetto anche solo a un anno fa, i rincari si sentono eccome. Al punto che, secondo una recente rilevazione di Eumetra, il 43% degli italiani ha ridotto l’uso dell’auto o gli spostamenti, mentre il 32% dichiara di aver rinunciato o ridimensionato viaggi e vacanze. Se al caro carburante si sommano i rincari sull’energia e sul carrello della spesa, il quadro si fa ancora più preoccupante, con sette famiglie su dieci che prevedono di comprimere alcune spese nei prossimi mesi.

Le “pompe bianche” protestano. Tassisti e camionisti pronti allo sciopero

Accanto a quel 50% circa di distributori di benzina che ridurranno il prezzo dei carburanti, c’è l’altra metà del mercato: quella composta da chi non può permettersi di seguire automaticamente i grandi marchi. Assopetroli-Assoenergia, che rappresenta numerosi operatori indipendenti e le cosiddette “pompe bianche”, ha chiesto al governo di creare le condizioni affinché anche i piccoli distributori possano trasferire ai clienti lo stesso beneficio senza lavorare in perdita. Il problema è il costo di acquisto del carburante, dal momento che un distributore indipendente non ha necessariamente la possibilità di approvvigionarsi alle condizioni di una compagnia integrata come Eni.

La protesta arriva anche dagli autotrasportatori e dai tassisti, che hanno chiesto al governo interventi strutturali sul caro-carburante e minacciato il ricorso allo sciopero. Gli autotrasportatori, in particolare, si lamentano del fatto che il price cap riguarda la rete al dettaglio, mentre l’extra-rete (quella dove si riforniscono imprese di trasporto e agricoltori) resta tagliata fuori. E poi c’è il fronte politico, con le opposizioni che chiedono interventi più strutturali. «Chiediamo un decreto che, vista l’eccezionalità della situazione, fissi in tutte le pompe d’Italia il prezzo dei carburanti ai livelli di settembre 2025: circa 1,70 euro al litro per il gasolio e 1,60 per la benzina», ha chiesto nei giorni scorsi Angelo Bonelli, leader di Avs.

Cosa succede dal 6 ottobre?

Infine, c’è il nodo delle accise. Il governo ha progressivamente ridotto lo sconto sul diesel, che ormai è di appena 6,1 centesimi al litro. L’ultima proroga è destinata a esaurirsi il 5 ottobre, ma il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin ha già fatto sapere che l’intenzione è di andare avanti: «Al momento posso dirvi di sì, però prima del 6 ottobre mancano ancora 10 giorni, e in 10 giorni a livello internazionale può succedere di tutto». In attesa di capire se e quando arriveranno gli «aiuti mirati» per famiglie e categorie in difficoltà, il governo spera di alleggerire la pressione sui prezzi senza continuare a pesare sul bilancio dello Stato. Nel frattempo, quasi metà della rete resta ancora fuori dal meccanismo e i prezzi, al di là degli interventi annunciati o messi in campo, restano decisamente più alti di anche solo un anno fa.

Foto copertina: ANSA/Massimo Percossi

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