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La giudice chiede il trasferimento per la madre malata, ma è morta da giorni. La lettera a Nordio e la protesta per il rinvio

04 Ottobre 2026 - 07:57 Giovanni Ruggiero
Aula tribunale
Quando i suoi superiori le avevano almeno chiesto di concludere il lavoro che aveva ancora in corso, la magistrata ha scritto al ministro per accelerare la sua pratica. Richiesta anche accettata
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Aveva fatto una richiesta di trasferimento immediato, motivata con la necessità di assistere la madre grazie ai permessi della legge 104. Il problema è che, quando la documentazione è partita per il tavolo del ministero della Giustizia, la donna era già morta da diversi giorni. A raccontare la vicenda è Repubblica, in un articolo firmato da Antonio Fraschilla: la protagonista non è una dipendente pubblica qualsiasi, ma una magistrata che ricopre un incarico di un certo peso alla Corte d’Appello di Milano.

Il trasferimento rinviato e la lettera a Nordio

Tutto parte da una domanda di spostamento verso un altro ufficio del Tribunale milanese. La pratica ottiene il via libera, ma con un rinvio di qualche mese: i suoi superiori le chiedono infatti di portare a termine alcuni procedimenti che aveva in carico prima di cambiare sede. La giudice però non intende aspettare nemmeno un giorno. Si rivolge così direttamente al ministro Carlo Nordio, chiedendo di annullare il provvedimento che rimandava il trasferimento e allegando le carte relative al suo diritto ai benefici della 104 per prendersi cura della madre. A via Arenula la richiesta viene accolta e il rinvio revocato.

Cosa rischia ora la giudice

Da Milano parte una segnalazione al ministero, perché il sospetto è che la magistrata sapesse del decesso di sua madre ben prima dell’invio della richiesta di trasferimento. Ma ha fatto partire comunque la pratica. Il risultato è che il trasferimento torna a essere posticipato, come previsto inizialmente. Ma la questione potrebbe non chiudersi qui. Gli uffici milanesi potrebbero trasmettere gli atti alla procura di Brescia, competente per i reati che riguardano i magistrati del distretto di Milano, con l’ipotesi di falso.