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Mortara, stop alla pasta in bianco per i figli dei morosi. Il sindaco: «Non sono un mostro. Ma abbiamo recuperato 9mila euro»

05 Ottobre 2026 - 11:23 Antonia Verderosa
mensa scolastica mortara
Fabio Farina mette fine al menù differenziato dopo giorni di polemiche e il caso arrivato in Parlamento. In una settimana il Comune ha recuperato circa 9mila dei 33mila euro di arretrati. Il sindaco difende la scelta: «Dovevo dare un segnale»
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Stop alla pasta in bianco nelle mense scolastiche di Mortara. Dopo giorni di polemiche, il sindaco Fabio Farina mette fine alla misura introdotta per i figli delle famiglie che non avevano pagato il servizio. «Basta pasto in bianco», ha detto alla Provincia Pavese. Ma rivendica il risultato: dei 33mila euro di crediti da recuperare, in una settimana il Comune ne ha incassati circa 9mila.

Perché il Comune aveva introdotto la pasta in bianco

Tutto era partito dalla decisione del Comune di servire un menù diverso ai figli delle famiglie morose. Pasta in bianco e carne bianca al posto del pasto previsto per gli altri alunni. La scelta, aveva spiegato Farina, serviva a far notare la differenza ai bambini, nella speranza che una volta tornati a casa ne parlassero con i genitori. L’obiettivo era spingere le famiglie a regolarizzare gli arretrati dopo i tentativi dell’amministrazione di recuperare le somme non pagate. Secondo il sindaco, in molti casi dietro ai debiti non c’erano difficoltà economiche ma semplici dimenticanze. Nei giorni successivi i primi pagamenti erano già arrivati e gli insoluti avevano iniziato a diminuire. Il Comune aveva però confermato la linea, annunciando di voler continuare a monitorare la situazione.

Le polemiche e il caso in Parlamento

La misura aveva però acceso subito le polemiche. A finire al centro delle critiche era soprattutto il fatto che fossero i bambini a ricevere un trattamento diverso a causa dei debiti accumulati dai genitori. Immediata la reazione dei sindacati Cgil, Cisl e Uil: «Riteniamo profondamente sbagliato che una questione economica che riguarda gli adulti venga fatta ricadere sui più piccoli, rendendo visibile, proprio nel contesto scolastico, la condizione economica o debitoria della loro famiglia». A loro
si era aggiunta l’interrogazione parlamentare annunciata da Azione, il partito guidato da Carlo Calenda. La deputata Elena Bonetti aveva definito nei giorni scorsi la misura «un modo meschino di ragionare» accusando il Comune di utilizzare i bambini come strumento di pressione sui genitori. «I debiti e le situazioni critiche degli adulti si affrontano tra adulti. I bambini si proteggono e basta», ha scritto. L’intenzione di Bonetti era di rivolgersi al ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara.

«Ora tutti tornano a mangiare la pasta col pomodoro»

A distanza di pochi giorni, Farina ha deciso di fermare la misura. Secondo il sindaco, quasi tutti quelli che potevano pagare hanno saldato il debito, mentre le famiglie in difficoltà sono state prese in carico dai servizi sociali. «Quindi ora tutti tornano a mangiare la pasta col pomodoro», ha spiegato alla Provincia Pacese. «Nel caso andremo a bussare ai genitori in maniera ferma perché bisogna far capire loro che i servizi si pagano».

La difesa del sindaco: «Mi hanno dipinto come un mostro»

Farina respinge però le accuse di aver voluto colpire i bambini. «Mi hanno dipinto come un mostro, ma in nessun momento ho pensato di discriminare i bambini o di ricattare i genitori. Semplicemente dovevo dare un segnale». Il sindaco allarga poi il discorso ai conti del Comune. Mortara, circa 16mila abitanti, avrebbe 13 milioni di euro di crediti di dubbia esigibilità a fronte di un bilancio annuale di circa 18 milioni. Una situazione che Farina attribuisce anche alla mancata riscossione, negli anni, di multe e tasse. «Penso a chi si fa vedere in giro con la Mercedes e poi lascia i debiti al Comune», dice. Diverso il caso di chi non riesce a pagare: «Le persone indigenti vanno aiutate». E sulle polemiche conclude: «Mi ha dato fastidio essere dipinto come un mostro, ma ho la coscienza pulita».