Condannato per atti sessuali con un’allieva di 14 anni, l’ex istruttore lavora ancora in piscina: «Faccio solo l’amministratore»
Era stato condannato a tre anni di reclusione, nel 2019, per detenzione di materiale pedopornografico e atti sessuali con una minorenne, una sua allieva quattordicenne che tra il 2016 e il 2017 si allenava nella piscina comunale di via Circonvallazione a Mestre (Venezia). Sette anni dopo, però, come riporta il Gazzettino.it, l’ex istruttore di nuoto lavora ancora negli impianti sportivi del Comune. L’uomo, la cui pena in seguito al patteggiamento è stata poi ridotta a due anni, è infatti da tempo il responsabile di fatto di un’altra piscina comunale, quella del parco Albanese, noto come parco della Bissuola, pur non facendo parte del direttivo della società che la gestisce. Il caso fa discutere e nell’ambiente delle piscine cittadine c’è chi contesta l’opportunità di questo stato di cose.
Che ruolo ha oggi l’ex istruttore all’interno degli impianti del Comune
Se le due strutture sono formalmente affidate a società differenti (“Nuoto Venezia” la prima e “Nuotatori Veneziani” quella della Bissuola), il sito web della prima, guidata dal fratello dell’ex istruttore, rimanda direttamente anche a quello dell’impianto della Bissuola, segno che tra le due società i legami sono molto stretti. L’ex allenatore, tra l’altro, pur non occupandosi delle lezioni di nuoto, sarebbe comunque costantemente presente nell’impianto.
La vicenda che ha portato alla condanna dell’ex istruttore
La vicenda per la quale l’uomo è stato condannato venne alla luce nel 2018. All’epoca il fratello maggiore della ragazza riferì ai genitori le voci che si rincorrevano insistenti negli spogliatoi della piscina di via Circonvallazione, ovvero che la sorella avesse una relazione sentimentale con l’istruttore di nuoto, di trent’anni più anziano di lei. Ai genitori bastò controllare lo smartphone della figlia: video, fotografie e messaggi confermarono la relazione.
L’allenatore dell’associazione Nuoto Venezia, di cui era presidente il padre e le cui redini sono passate nel frattempo all’altro figlio, finì quindi sotto processo. Venne condannato e, in seguito a un ricorso, vide la pena ridursi a due anni attraverso un patteggiamento, «senza conseguenze per quanto riguarda la mia libertà», come ha spiegato egli stesso.
La replica dell’ex istruttore a chi solleva la questione dell’opportunità
A chi oggi solleva la questione dell’opportunità, l’ex istruttore, ora 52enne, risponde: «Faccio solo l’amministratore, non sono a contatto con i giovani. Ho chiuso le mie pendenze con la giustizia e, nella condanna definitiva a due anni, non vi sono pene accessorie che mi inibiscano di lavorare in una piscina. Nella sentenza, poi, si specifica che non ci fu violenza, ma si trattò di un rapporto amoroso. Non sono un mostro». Il caso, adesso, potrebbe passare nelle mani del Comune.
Foto copertina: GOOGLE MAPS / Screenshot piscina

