Per Vasco Rossi a Salerno il dottorato honoris causa: «Ora potrei anche insegnare, ma tranquilli continuerò a fare concerti» – Il video
È stato accolto sulle note di Vado al massimo e da un lungo applauso. Vasco Rossi è arrivato nell’aula magna dell’Università di Salernoper ricevere il dottorato honoris causa in Politica e Comunicazione. Al suo ingresso nella sala i presenti – docenti, studenti e fan – si sono alzati in piedi e il rocker di Zocca ha stretto le mani a tutti. Poi è salito sul palco, prendendo posto accanto al rettore Virgilio D’Antonio.
Il post di Vasco Rossi su Instagram
Per il rocker si tratta del secondo riconoscimento accademico, dopo la laurea honoris causa in comunicazione conferitagli dalla Iulm di Milano nel 2005. Poche ore prima il cantante aveva affidato a un post pubblicato sul suo profilo Instagram la propria felicità: «Oggi, 7 ottobre, all’Università di Salerno diventerò “Professore”. Evviva!!!», ricordando il suo primo incontro con la città di Salerno nel «lontano ’78». «Ci sono arrivato per fare il militare… avevo la divisa ma dopo un po’ sono stato “liberato”. Non potevo perdere il treno… che mi ha portato fin qui». Con la città il cantante ha un legame profondo. Da una fan salernitana, Stefania Trucillo, nel 1985, ha avuto il suo primo figlio Davide.
Le parole del rettore Virgilio D’Antonio
Nel conferirgli il titolo di dottore, il rettore D’Antonio ha presentato il cantante emiliano come «un interlocutore della cultura contemporanea, capace di trasformare una vicenda individuale in una vicenda collettiva, costruendo una comunicazione fondata sull’imperfezione come sinonimo di autenticità», mentre Filippo Fimiani, coordinatore dei docenti del dottorato di Politica e Comunicazione, ha voluto soffermarsi sulla poetica di Vasco: «riconoscibile perché vicina al lessico emotivo di tutti», sottolineando che «con lui la comunicazione è politica».
La lectio magistralis di Vasco Rossi
Poi il rocker ha inforcato gli occhiali, «come un degno dottore…», e ha tenuto la sua lectio magistralis: «Sono molto orgoglioso ed emozionato. Potrei anche insegnare ora che sono dottore, ma ai miei detrattori dico che continuerò a fare concerti». Dai primi ricordi legati a Salerno, «in una caserma vicino al mare» dove arrivò con uno «spirito contraddittorio. Dovevo fare il militare ma ero in un posto splendido», alla notte del 1985 che trascorse nella città campana e che gli «cambiò la vita». «Qui fu concepito il mio primogenito, non era in programma» ha detto l’artista.
Cosa significa essere Vasco Rossi
Spazio anche per una riflessione su cosa significhi essere Vasco Rossi: «È una grande responsabilità. È mettere insieme dubbi, fragilità, rabbia, sogni e qualche incazzatura e trasformare tutto in canzoni, che poi escono di casa e diventano anche vostre» e sul significato attribuito alla musica: «Una canzone è un messaggio che viaggia. Arriva a chi magari non leggerebbe un editoriale, non seguirebbe un dibattito politico, ma riconosce quella frase perché parla di lui. La musica fa ciò che la comunicazione ufficiale spesso dimentica».
Il valore sociale delle canzoni
Per il cantautore, infatti, le canzoni possono fare molto: «Una canzone non sostituisce la politica, però può aprire uno spazio nel quale le persone si riconoscono, discutono e si sentono meno sole. Può dare voce a un disagio. La politica non è solo quella dei palazzi, è anche il modo in cui una società decide chi proteggere, chi sostenere, chi lasciare ai margini». Infine, un messaggio lanciato alla politica: «Libertà non è… quello che dicono i maîtres à penser della destra italiana. Faccio il c… che mi pare: no, non è questa la libertà. Forse bisogna rimandarli a scuola» e una considerazione sul valore dell’ascolto: «Le mie canzoni vogliono essere una forma di resistenza attiva contro il conformismo, le banalità e le menzogne. Oggi comunichiamo dappertutto, siamo tutti con il microfono acceso. Ma prima di parlare dovremmo imparare ad ascoltare», conclude.

