Morte di Matteo Franzoso, dubbi sugli errori dei tecnici azzurri sulla sicurezza. Cosa dicono i giudici federali, la rabbia della famiglia: «Ci dicano la verità»
La staccionata era troppo vicina alla pista. Diversi atleti avevano già segnalato quel tratto come pericoloso. E i tecnici della Nazionale italiana non avrebbero effettuato controlli sufficienti per garantire la sicurezza del tracciato. Sono le criticità emerse dall’inchiesta comunque archiviata dalla Procura federale della Fisi sulla morte di Matteo Franzoso, lo sciatore azzurro deceduto nel settembre 2025 dopo un incidente durante un allenamento a La Parva, in Cile. I giudici federali parlano di possibili comportamenti «censurabili» da parte dei tecnici federali, come riporta il Corriere delle Alpi che ha pubblicato alcuni passaggi del provvedimento di archiviazione.
La staccionata troppo vicina alla pista e le segnalazioni degli atleti
Franzoso aveva 25 anni quando, il 13 settembre 2025, perse il controllo degli sci durante una discesa di allenamento. Dopo essere uscito dal tracciato, finì contro una staccionata in legno utilizzata come barriera frangivento, posizionata a pochi metri dalla pista. Trasportato in elicottero in una clinica di Santiago, morì due giorni dopo per le conseguenze del trauma cranico.
Perché l’errore di Franzoso non basta a spiegare l’incidente
Secondo la Procura sportiva, l’errore commesso dallo sciatore non basta a spiegare la tragedia. «L’evento non può essere ricondotto a una singola causa», si legge nel provvedimento. A rendere più gravi le conseguenze della caduta sarebbero state anche le condizioni di sicurezza della pista, a cominciare dalla presenza di un ostacolo rigido così vicino al percorso degli atleti.
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La staccionata e il rischio prevedibile
La Procura considera la posizione della staccionata un fattore di rischio «prevedibile». Tanto più che diversi sciatori avevano già segnalato la pericolosità di quel tratto. Secondo gli inquirenti sportivi, la configurazione del tracciato e delle aree circostanti non appariva conforme ai criteri di sicurezza richiesti per gli allenamenti ad alta velocità.
Il tracciato preparato dagli austriaci e i controlli mancati degli italiani
L’inchiesta si sofferma anche sul comportamento dei responsabili della Nazionale italiana. Il tracciato era stato predisposto dai tecnici austriaci e accettato dalla squadra azzurra senza ulteriori modifiche. Ma proprio l’assenza di un controllo aggiuntivo è uno degli aspetti evidenziati dalla Procura. La posizione degli ostacoli, la conformazione delle aree di sicurezza e l’efficacia delle protezioni avrebbero richiesto ulteriori verifiche. Controlli che, secondo le valutazioni degli inquirenti sportivi, avrebbero potuto incidere sulla possibilità di evitare l’incidente o limitarne le conseguenze.
Perché l’inchiesta è stata archiviata
Nonostante le criticità individuate, il procedimento disciplinare si è concluso con un’archiviazione. L’indagine della Procura federale, passata anche al vaglio della Procura generale dello Sport del Coni, riguardava esclusivamente gli eventuali illeciti disciplinari e non il profilo penale. La Procura ha rilevato elementi critici, senza arrivare all’esercizio dell’azione disciplinare. Il procedimento sportivo potrebbe essere riaperto qualora emergessero nuovi elementi utili all’accertamento delle responsabilità.
La replica della Fisi: «Chiesto un supplemento di indagini»
In seguito alle ricostruzioni della stampa sull’archiviazione del procedimento, in una nota diffusa l’8 ottobre, la Fisi precisa che l’archiviazione ha ricevuto il parere favorevole della Procura generale del Coni il 5 febbraio 2026, ma che «nonostante ciò, la Federazione ha comunque invitato la Procura federale a svolgere un supplemento di indagini», per accertare eventuali responsabilità. La Federazione definisce «capziosa» e «manifestamente strumentale» ogni diversa interpretazione, contestando anche la pubblicazione delle notizie a ridosso delle prossime elezioni federali.
I genitori di Franzoso: «Vogliamo la verità»
Marcello e Olga Franzoso, i genitori dello sciatore, chiedono che venga chiarito quanto accaduto. «Questo lavoro dice con chiarezza che ci sono stati dei problemi, e allora perché si archivia? Saranno le leggi della giustizia sportiva, ma vogliamo la verità», hanno dichiarato a Repubblica. Da un anno la famiglia denuncia di non aver ricevuto sufficiente ascolto e attenzione da parte della Federazione.
Il precedente di Matilde Lorenzi: cosa dice la Federsci
Nella nota diffusa, la Fisi richiama il caso di Matilde Lorenzi, la sciatrice morta nell’ottobre 2024 durante un allenamento in Val Senales, e precisa che le famiglie dei due atleti hanno sollecitato l’intervento della magistratura ordinaria. Secondo la Federazione, gli accertamenti delle Procure della Repubblica sono «a tutt’oggi in corso». «È auspicio della Federazione che in tale sede vengano svolte le necessarie indagini per appurare la verità dei fatti», conclude la nota, ribadendo la disponibilità a collaborare con l’autorità giudiziaria.

