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«Nostro figlio Matteo morto e dimenticato dallo sci italiano»

15 Settembre 2026 - 09:24 Ettore Ambrosi
matteo franzoso morte genitori
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Marcello e Olga Franzoso: «In un anno è rimasto tutto fermo, non si è fatto un solo passo avanti per accertare le responsabilità per quanto successo»
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«Noi siamo stati abbandonati» e «ogni giorno che passa, capiamo che la morte di nostro figlio non servirà a nessuno». Lo dicono in un’intervista a Repubblica Marcello e Olga Franzoso, genitori dello sciatore Matteo Franzoso, morto un anno fa in Cile dopo una caduta violentissima in allenamento sulle piste di La Parva.

La morte di Matteo Franzoso sulle piste di sci in Cile

Secondo le ricostruzioni dei media dell’epoca Franzoso, 25 anni di Genova, durante una discesa di allenamento, ha perso il controllo degli sci sul primo salto del tracciato. Una spigolata lo ha sbalzato oltre le reti di sicurezza, facendolo impattare contro una barriera frangivento, una semplice staccionata posta a pochi metri dal limite della pista. Il trauma cranico e il conseguente edema cerebrale si sono rivelati fatali. Trasferito in elicottero in una clinica di Santiago e posto in coma farmacologico, il suo cuore ha smesso di battere, poco dopo l’arrivo in Cile dei genitori, Marcello e Olga. A stargli vicino negli ultimi istatni della sua vita anche il fratello Michele, anche lui sciatore.

I genitori

«In un anno – denunciano – è rimasto tutto fermo, non si è fatto un solo passo avanti per accertare le responsabilità per quanto successo», denunciano i genitori. «Noi non ci rassegniamo al dolore e all’ingiustizia, ma ci uccide due volte il silenzio del mondo dello sci, quello in cui Matteo è cresciuto. La Federazione ci ha cancellato, in 12 mesi non ci hanno più scritto né coinvolto, è allucinante».

L’omertà di tutti

Il ricordo di Matteo, proseguono, «nel mondo per cui ha dato tutto e su cui ha investito tutto, è finito nella piena omertà di tutti. In questi mesi solo la Guardia di Finanza ci è stata vicina». Per i genitori di Matteo «la sua morte non servirà a nulla. L’anno prima di Matteo è morta Matilde Lorenzi, una tragedia simile, e pensate che in termini di norme di sicurezza sia cambiato qualcosa? In questi giorni la nazionale è di nuovo lì, in Cile, la staccionata che ha colpito non c’è più ma vanno sempre più veloci, le misure di sicurezza non sono adeguate. E gli atleti pensate abbiano detto qualcosa?», concludono.

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