Dietro la bomba a Centocelle c’è una guerra di mafia a Roma Est: 13 ordigni da maggio dopo il vuoto nel clan Senese
A Centocelle la mezzanotte è passata da pochi minuti quando Samuel Calì racconta a Repubblica cosa è successo, mentre osserva ciò che rimane del suo autonoleggio, la Gold Car: «Sappiamo chi è stato, noi lo sappiamo». Una bomba ha distrutto la serranda e l’onda d’urto ha ribaltato un’auto all’interno del locale, mentre schegge di marmo sono schizzate come proiettili contro le vetture parcheggiate in strada.
È una scena, ricostruisce il quotidiano, con la quale il quadrante Sud-Est della Capitale si trova ormai costretto a convivere: quello deflagrato nella notte è il quinto ordigno in una sola settimana, il tredicesimo dallo scorso maggio, sempre nel feudo storico del clan Senese.
Quel vuoto lasciato dal clan Senese
Attorno ai rilievi della Polizia Scientifica, racconta Repubblica, compaiono alcuni rampolli del clan Casamonica. Tra chi gravita attorno all’autonoleggio, la tensione è palpabile e le risposte si preannunciano immediate: «Non si dovevano permettere», sussurra qualcuno tra la folla. «Ormai con questi qua non ci si può più dialogare. Basta una discussione e ti mettono un ordigno. E allora tocca reagire», riferisce qualcuno alla testata. Il quadro tracciato dagli inquirenti descrive un clima di forte precarietà e instabilità criminale, scaturito dal vuoto di potere lasciato dal clan Senese, indebolito dalle recenti inchieste e dagli arresti. Senza la figura di Michele ‘O Pazz a fare da paciere e a contenere i contrasti tra le fazioni che gestiscono il traffico di crack e cocaina, così i conflitti esplodono al primo dissidio.
I precedenti nello stesso salone
L’autonoleggio colpito non era nuovo ad episodi di questo tipo. Secondo quanto riportato su Repubblica già a ottobre 2025, Samuel Calì e il padre Mirko — ritenuto vicino ai Senese — erano stati coinvolti nell’inchiesta della Guardia di Finanza che aveva portato all’arresto di Christian Vocaturo, cassiere dei narcos di Tor Bella Monaca, evento seguito da un primo attentato alla Gold Car. Un residente di Centocelle rivela un ulteriore antecedente: «Due settimane fa sulla serranda era apparsa una minaccia: “Porta le chiavi e la macchina. Sappiamo dove abiti”». Poi è arrivata la bomba.
Le altre bombe sul quadrante Sud-Est
Nonostante le indagini avviate dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Roma, le vittime mantengono il silenzio per timore di ritorsioni. È il caso del titolare di un’enoteca di Don Bosco, distrutta da una bomba nei giorni scorsi, che ha omesso di riferire agli investigatori di aver ricevuto una proposta d’acquisto con toni intimidatori solo tre giorni prima dell’attentato.
La sequenza di attentati con ordigni collocati negli androni o davanti ai locali ha attraversato diversi quartieri: dalla Romanina a Casal Bruciato, fino al Tuscolano e a Tor Bella Monaca, per poi intensificarsi ad agosto con il doppio attacco alla Travis Car all’Alessandrino.
La nuova spinta repressiva contro i vertici del clan — culminata nell’ordinanza che contesta al boss Michele Senese, a Leandro Bennato e a Giuseppe Molisso il ruolo di mandanti nell’omicidio di Fabrizio Piscitelli (“Diabolik”) — ha ulteriormente alterato gli equilibri. Lo dimostra l’attacco dell’inizio di ottobre contro la Costantino Rent Cars dei fratelli Alessio ed Emanuele Costantino, parenti dei Calì e già scampati a un agguato nel 2021. Senza la tutela e la regia del vecchio clan, l’intera rete di attività storicamente protette si trova oggi esposta alle azioni dei gruppi rivali.
I residenti hanno paura per l’escalation in corso. «Ci stiamo abituando a svegliarci per le esplosioni», racconta a Repubblica Anna, storica residente del quartiere. «Ma io vengo dalla Magliana, quelli erano criminali veri, non queste mezze cartucce che si atteggiano su Instagram».

