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Quanti bei dischi fuori: da Mina a Fibra/Neffa, da Levante a Rkomi. Bene Capossela e Mengoni, malissimo Baby K con Guè – Le recensioni

11 Ottobre 2026 - 11:50 Gabriele Fazio

Fabri Fibra e Neffa – Zarathustra Style

Zarathustra Style è un disco a parte. A parte l’ultima produzione di Fibra, a parte la storia di Neffa, a parte, in generale, ciò che succede nel rap in Italia. Non è una questione stilistica: è quello che è. E non potrebbe essere altro considerati i due protagonisti della vicenda musicale. E quel che è non è affatto male. Forse 20 pezzi, più tre strumentali, sono un boccone grosso da masticare e ingoiare, ma anche questa scelta, come quella di non anticipare il disco con alcun singolo, probabilmente è una scelta a parte. La questione è più che altro l’intento, realizzare un’opera insieme, che rappresenti un po’ il percorso, in qualche occasione anche intrecciato, che ha segnato il rapporto di questi due artisti con la disciplina del rap. Quindi, certamente, una visione più adulta, più classica, lo dicono i beat, che strizzano l’occhio più alla old school che al futuro, lo dicono anche le barre, intrise dell’impellenza di chi si tiene in tasca la frase giusta e non vede l’ora di utilizzarla, intrise di una maturità non solo stilistica ma anche fattuale. Sono brani in cui i due si confrontano molto, tra di loro e con sé stessi, in cui si percepisce una forte necessità di far quadrare i conti con la vita, intesa nelle sue forme più ricercate. I pezzi sono tutti validi, non abbiamo notato grossi punti esclamativi, grandi hit, ma, anche quello, è un concetto a parte, infatti già dopo qualche brano non ti aspetti più nulla e, forse anche grazie a questa scelta, ti accorgi che il senso di questo disco è ascoltarlo senza provare a succhiare via qualcosa che serva solo a te. Non è un disco fatto per conquistare il successo, i soldi, la discografia, i giovani, i follower, i dischi di platino o il Portogallo. Non è quello il punto, è evidente, questo disco è la testimonianza di un incontro artistico e umano, di due punti di vista sul rap che si amalgamano senza creare particolari corto circuiti, particolari vampate, ma quando si va a un barbecue quella che si mangia è la carne, non il fumo. Qui carne ce n’è in abbondanza.