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Il Vaticano stringe sui falsi ordini cavallereschi: la manovra della Santa Sede contro le “medaglie farlocche”

11 Ottobre 2026 - 10:58 Ettore Ambrosi
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Riconosciuti solo 5 ordini pontifici, l'Ospedaliero di Malta e il Santo Sepolcro. Basta con le «patacche»
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Secondo quanto riporta La Stampa la Santa Sede dice basta a truffe, abusi e scandali legati al proliferare di finti ordini cavallereschi. Attraverso una nota chiarificatrice della Segreteria di Stato, il Vaticano ha posto un fermo altolà a «equivoci» provocati dal «rilascio illecito di documenti e all’uso indebito di luoghi sacri», smarcandosi nettamente dal mercato delle finte patacche onorifiche e tutelando le persone in buona fede. La posizione dell’autorità ecclesiastica è netta: per quanto riguarda le onorificenze di pertinenza diretta del Pontefice, gli unici ordini riconosciuti sono cinque: Supremo Ordine del Cristo, Ordine dello Speron d’Oro, Ordine Piano, Ordine di San Gregorio Magno e Ordine di San Silvestro Papa.

A questi si affiancano solo ed esclusivamente l’Ordine di Malta e l’Ordine del Santo Sepolcro, che la Santa Sede «riconosce e tutela», precisando di non intendere «innovare in merito» attraverso l’inclusione di nuove sigle.

Le motivazioni del blocco e i rischi di reputazione

Tutti gli altri sodalizi equestri — siano essi di nuova creazione o presentati come presunti eredi di ordini medievali — «non sono riconosciuti dalla Santa Sede che non può farsi garante della loro legittimità storica e giuridica, finalità e sistemi organizzativi». Il fenomeno comporta un duplice pericolo per i cittadini e per la Chiesa stessa: la richiesta di contributi o quote finanziarie per l’ottenimento di titoli privi di valore legale e l’uso di luoghi di culto e chiese per cerimonie d’investitura che simulano un’approvazione ecclesiastica in realtà inesistente.

L’analisi del canonista: un mercato florido da tre decenni

Sulla questione è intervenuto il canonista don Filippo Di Giacomo, evidenziando al quotidiano torinese le dimensioni di una prassi diffusa da tempo come la «proliferazione di mostrine e medaglie farlocche che da almeno tre decenni spuntano su divise delle forze dell’ordine e targhe negli uffici pubblici». «Di presunti e redivivi “Cavalieri Templari” si contano 6 o 7 sigle, poi ci sono i presunti Ordini dei vari stati pre-unitari, sopravvissuti o rifondati spesso solo per assonanza con Ordini antichi soppressi dopo l’unità d’Italia. Almeno tre finti ordini di Malta, persino con la loro presunta sede centrale nell’isola, si presentano con divise immaginifiche e altrettanto fantasiosi alamari da esibire nelle celebrazioni», ha commentato.

Don Di Giacomo ha ricordato come anche durante l’ultimo Giubileo si siano viste uniformi insolite ad accompagnare i pellegrini e come, in passato, l’imprudenza di alcuni prelati o l’affitto di locali adiacenti alle Mura Leonine abbia alimentato equivoci sull’esistenza di presunte protezioni d’oltretevere: «Durante l’ultimo Giubileo, i pellegrini erano accompagnati da “templari” con curioso uniformi finto medievali bianche e grigie». Ma per l’ecclesiastico «la nota vaticana rischia di chiudere la stalla dopo che i buoi sono scappati». «Come fa la brava gente a non cadere in inganni e truffe se a certe sigle sono state persino affittate sedi a ridosso delle Mura leonine come per simulare protezioni vaticane?», ha aggiunto. Per l’assegnazione di riconoscimenti a dipendenti civili, religiosi e militari, la Santa Sede continuerà a fare ricorso in via ordinaria alle benemerenze pontificie tradizionali, come la Croce Benemerenti e la Croce Pro Ecclesia et Pontifice.