Cosa c’è nel decreto per salvare l’ex Ilva di Taranto: dalla cassa integrazione garantita agli impianti accesi in attesa della Cassazione
Il Consiglio dei Ministri ha approvato un nuovo decreto-legge strategico per la gestione della crisi dell’ex Ilva. Un provvedimento articolato su tre pilastri fondamentali: il mantenimento in efficienza degli impianti di Taranto, la tutela occupazionale per i lavoratori diretti e dell’indotto, e un imponente piano di reindustrializzazione e decarbonizzazione dell’area ionica.
Come illustrato in conferenza stampa dalla ministra del Lavoro, Marina Elvira Calderone, lo schema di decreto introduce una rete di protezione sociale rafforzata, intervenendo con misure straordinarie in deroga alla disciplina ordinaria.
Ammortizzatori sociali e incentivi al 100% per le assunzioni
Per fare fronte all’impatto occupazionale della crisi di Acciaierie d’Italia (AdI) in amministrazione straordinaria, la CIGS per i lavoratori dell’indotto viene estesa dal 1° ottobre 2026 fino al 30 giugno 2027.
Sul fronte del reinserimento lavorativo, il decreto prevede un esonero contributivo totale (100%) per le imprese private che, dal 1° novembre 2026 al 31 dicembre 2027, assumeranno a tempo indeterminato ex dipendenti AdI o Ilva in A.S. Inoltre, nei nuovi progetti industriali che beneficeranno delle agevolazioni statali, sarà obbligatorio dare priorità d’assunzione ai bacini di lavoratori coinvolti nella crisi.
Impianti accesi in attesa della Cassazione e sblocco dei fondi
Dal punto di vista operativo, la norma dispone il mantenimento “in riscaldo” dell’area a caldo dello stabilimento di Taranto (nello specifico le batterie di coke 7, 8, 9 e 12 e i cowper degli altoforni 1, 2 e 4) fino alla pronuncia definitiva della Corte di Cassazione, così da non compromettere l’integrità strutturale del sito.
Sotto il profilo finanziario, il decreto autorizza l’erogazione dell’ultima tranche da 40,5 milioni di euro del prestito ponte in favore di Acciaierie d’Italia in A.S., in attuazione del via libera espresso dalla Commissione Europea nel febbraio scorso.
Reindustrializzazione e il nuovo Distretto “Brindisi-Taranto”
Per la riconversione economica del territorio, il Mimit coordinerà le manifestazioni d’interesse per investimenti superiori ai 10 milioni di euro su circa 100 ettari di aree ex Ilva e demaniali attigue. Questi interventi confluiranno in un Piano degli investimenti approvato dal CdM, che attiverà corsie preferenziali per i Contratti di Sviluppo, la nomina di un commissario straordinario e la possibilità di cedere o dare in gestione separata le aree da riqualificare. Tra le principali novità infrastrutturali e di sviluppo figurano il distretto Industriale “Brindisi-Taranto”, ovvero un polo per accelerare le tecnologie a zero emissioni nette e favorire la decarbonizzazione, con procedure burocratiche e ambientali fortemente semplificate per le nuove aziende. Inoltre, per il Tecnopolo di Taranto è previsto uno stanziamento di 1 milione di euro all’anno destinato a ricerca, innovazione e al reclutamento di nuovi ricercatori e tecnici specializzati.

