Ultime notizie HouthiPena di mortePrimarieSigfrido RanucciUcraina
ATTUALITÀInchiestePiemonteStalkingTentato omicidioTorino

«Se non leggevo Pirandello, mi rompeva il cellulare», la figlia in aula contro il patrigno: lui accusato di tentato omicidio della madre

13 Ottobre 2026 - 12:53 Costanza Saporito
Palazzo di Giustizia Torino def
L’uomo, un ingegnere di 52 anni, è a processo a Torino per tentato omicidio, maltrattamenti e stalking nei confronti dell’ex compagna. Anche lei è imputata per stalking e accesso abusivo al cellulare di lui
Google Preferred Site

Costretta a leggere e a fare la versione di «Uno, nessuno e centomila» di Luigi Pirandello quando era solo una bambina che andava alle elementari. Altrimenti il patrigno si arrabbiava e le rompeva il telefonino. Lo ha raccontato in tribunale a Torino la figlia, oggi maggiorenne, dell’ex compagna e convivente dell’uomo. Sotto accusa è un ingegnere di 52 anni che risiede a Chieri, accusato di tentato omicidio, maltrattamenti e stalking nei confronti della madre della ragazza, come racconta il Corriere di Torino.

La testimonianza della figliastra dell’imputato

«Nel corso degli anni me ne avrà sfasciati sette», ha raccontato la ragazza, sentita a processo in qualità di testimone. «Non ricordo se ero in quinta elementare o in prima media quando dovetti leggere quel libro, che poi ho studiato a scuola in quinta superiore». Il ritratto che è emerso dalla deposizione della giovane di fronte ai giudici è quello di un uomo aggressivo, collerico e tendente al controllo: «Quando ero in bagno entrava senza bussare e, quando mi vide abbracciata al mio fidanzatino, disse che ero una t….». Per questo, ha dichiarato la ragazza, «andare a scuola era un sollievo. Odiavo i weekend perché dovevo stare a casa».

L’accusa di tentato omicidio

La relazione tra la madre e il patrigno è finita nel 2024 con episodi sempre più gravi, fino a quello che vede imputato l’uomo di tentato omicidio. La vicenda risale al 21 agosto 2024, quando durante una lite in strada, la donna si sarebbe infilata con il busto nell’abitacolo dell’auto dell’ex per impedirgli di allontanarsi, ma l’uomo avrebbe premuto sull’acceleratore e sarebbe partito lo stesso, trascinandola per decine di metri. La donna se l’è cavata con ferite non gravi, ma secondo l’accusa «la morte non si è verificata per cause non dipendenti dalla volontà del colpevole». In seguito a quell’episodio l’uomo era stato arrestato.

La testimonianza della sorella dell’imputato

In aula la sorella dell’imputato, sentita anche lei come testimone, ha posto l’accento sulle responsabilità della donna: «Lei aveva il vizio del bere, litigava e urlava. Una volta mio fratello chiese alla figlia di non usare il cellulare a tavola e la donna gli gridò: “Non dirle cosa fare, non sei suo padre”», insistendo anche sulla gelosia dell’ex cognata, che secondo lei avrebbe contribuito a esasperare le tensioni: «Lui per lavoro doveva spesso uscire la sera e lei gli faceva scenate continue perché credeva che avesse altre donne. Era stremato».

Il processo nei confronti della donna

La donna è a sua volta imputata per stalking e accesso abusivo a sistema informatico. Come riporta TorinoToday, dopo la separazione, avrebbe «avuto una serie di comportamenti assillanti e persecutori nei confronti di lui, rendendogli la vita impossibile». Lo avrebbe minacciato di «denunciarlo per violenza fisica», avrebbe «copiato tutti i dati del suo cellulare, chiamando poi gli amici per screditarlo ai loro occhi» e sarebbe entrata a casa sua «mettendo a soqquadro l’appartamento e danneggiando gli arredi». Spetterà adesso alla magistratura accertare l’eventuale responsabilità degli imputati.