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Fuga di cervelli, Silvia Salis: «L’Italia si preoccupa di chi arriva e si dimentica di chi parte»

19 Ottobre 2026 - 20:23 OPEN
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La sindaca di Genova è stata tra i protagonisti della quinta tappa del progetto Pulsar. Con lei Benedetto Levi, AD di iliad Italia, e Barbara Mazzolai, associate director per la robotica dell’Istituto Italiano di Tecnologia
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Quando si parla di migrazioni, il pensiero della politica va quasi sempre a chi arriva in Italia. Ma la vera emergenza, stando a quanto raccontano i dati, è quella che riguarda chi parte. È questo il paradosso evidenziato da Silvia Salis, sindaca di Genova, durante il panel Cosa rende una città capace di trattenere il talento?, che si è svolto venerdì 16 ottobre ai Giardini Luzzati, nel centro storico del capoluogo ligure. L’evento rappresenta la quinta tappa di Pulsar, il Festival delle Stem nato da un’idea di iliad e realizzato in collaborazione con Open, che si pone l’obiettivo di avvicinare le nuove generazioni alla formazione scientifica e tecnologica, mettendo in dialogo scuole, istituzioni, imprese e mondo della ricerca. Sul palco dei Giardini Luzzati, oltre alla sindaca di Genova, si sono confrontati Benedetto Levi, amministratore delegato di iliad Italia, e Barbara Mazzolai, associate director per la robotica dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT).

Salis: «Genova ha molto spazio per attrarre talenti»

La scelta di affrontare il tema della fuga di cervelli a Genova è tutt’altro che casuale. Con un’età media di quasi 50 anni, il capoluogo ligure detiene il triste primato di grande città più vecchia d’Europa. Per Salis, che ha fatto dell’inversione di questo trend uno degli impegni della sua amministrazione, la sfida passa innanzitutto dalla capacità di rendere la città più attrattiva per i giovani e per chi possiede competenze qualificate. «Viviamo in un Paese che è molto preoccupato dell’immigrazione e poi perde di vista l’emigrazione. Bisogna investire nella ricerca per attrarre il capitale umano e culturale di altri Paesi», ha sottolineato Salis, indicando anche un possibile vantaggio competitivo di Genova rispetto ad altre grandi città italiane: «La vita qui è meno costosa rispetto a metropoli come Milano, Roma o Napoli». Questa opportunità, tuttavia, non può essere sfruttata appieno senza una strategia di lungo periodo e senza cambiare il modo in cui la città racconta se stessa: «Noi genovesi dobbiamo raccontare non solo le cose che devono migliorare, ma anche le qualità della nostra città. Una città dove si vive bene, dove c’è spazio e dove è giusto investire».

Benedetto Levi: «Convincere i talenti a rimanere è una priorità»

La fuga dei cervelli è una questione che riguarda direttamente anche le imprese, chiamate a confrontarsi con la difficoltà di trovare e trattenere le competenze necessarie per innovare. «Convincere la nuova generazione di talenti a rimanere in Italia è un tema strategico e prioritario per le imprese e per l’intero Paese», ha affermato Benedetto Levi. L’amministratore delegato di iliad Italia ha richiamato il dato dei giovani che hanno lasciato il Paese: solo negli ultimi anni, sono 300mila quelli andati all’estero e mai più tornati. Tra i fattori che spiegano queste statistiche ci sono la qualità della vita, le prospettive professionali e la difficoltà di trovare nel mercato del lavoro uno sbocco adeguato ai percorsi di formazione più qualificati.

Per affrontare il problema, quindi, c’è bisogno di uno sforzo collettivo. «La fuga di cervelli non può essere risolta da un singolo intervento normativo né da un singolo attore. Serve avviare una collaborazione tra imprese, mondo della ricerca, istituzioni locali e nazionali», ha spiegato Levi. Ed è proprio in questo contesto che è nato Iliadship, il programma avviato nel 2023 che seleziona ogni anno dieci studenti particolarmente meritevoli all’inizio della laurea magistrale attraverso borse di studio e percorsi di mentorship con i membri dell’advisory board di iliad. «L’obiettivo è far conoscere ai giovani le opportunità professionali disponibili e rafforzare la fiducia nella possibilità di costruire il proprio futuro in Italia», ha spiegato ancora Levi.

Barbara Mazzolai: «Servono regole chiare e un ecosistema favorevole»

Dal punto di vista della ricerca, una delle condizioni fondamentali per attrarre talenti è offrire procedure trasparenti e standard riconosciuti a livello internazionale. Perché quello che manca, a volte, è la chiarezza dell’ingaggio. «Il motivo per cui riusciamo ad attrarre talenti da tutte le parti del mondo è il fatto che riusciamo a parlare un linguaggio internazionale», ha spiegato dal palco Barbara Mazzolai, associate director per la robotica dell’Istituto Italiano di Tecnologia. All’IIT, infatti, le selezioni si svolgono in inglese, la valutazione è affidata a esperti del settore e i ricercatori possono lavorare con attrezzature all’avanguardia e laboratori altamente specializzati.

Ma offrire buone condizioni professionali non basta. Per attrarre e trattenere ricercatori è fondamentale fare rete con i territori e i luoghi della formazione. Un percorso a cui anche Open e iliad cercano di dare il proprio contributo. Nella mattinata di venerdì, prima del panel serale ai Giardini Luzzati, il tour di Pulsar ha fatto tappa all’Istituto di Istruzione Superiore Gastaldi-Abba per un workshop dedicato proprio alle Stem. «Non possiamo – ha insistito Mazzolai – lavorare isolati nei nostri laboratori e aspettare che la gente venga da noi. Per questo lavoriamo non solo con studenti delle scuole superiori, ma anche con bambini dell’asilo e della scuola primaria. È fondamentale scardinare i pregiudizi fin dalla tenera età».

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