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Magi e la battaglia contro il Melonellum, ora cerca parlamentari e punta alla Consulta. Ma il Pd lo gela: «Niente prestiti»

20 Ottobre 2026 - 20:07 Luca Graziani
riccardo magi
Il leader di +Europa vorrebbe costituire un gruppo autonomo alla Camera, così da poter tentare un conflitto di attribuzione davanti alla Consulta contro le nuove norme sulla raccolta firme. Frenano i dem: «Non sono in vista operazioni di questo tipo»
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Il tempo stringe. Riccardo Magi ha lanciato un appello ai partiti e ai parlamentari delle opposizioni per costituire un gruppo autonomo di +Europa alla Camera, con l’obiettivo di contestare davanti alla Consulta le nuove norme sulla raccolta firme del ‘Melonellum’. Ma il progetto rischia già di naufragare, per le resistenze dei dem. È al Partito democratico, infatti, che il leader radicale guarda con particolare interesse, spiegano. L’obiettivo che si sono dati dalle parti di +Europa è chiaro: chiudere l’operazione entro l’entrata in vigore della nuova legge elettorale, prevista per sabato. Poi partiranno i ricorsi. Al Nazareno, però, almeno per il momento, non sembra esserci l’intenzione di mettere a disposizione i parlamentari necessari.

Alla Camera, dove siede anche Magi, i deputati dem interpellati sulla possibilità di «un prestito» fanno spallucce: «Non mi risulta», ripetono. Dal Nazareno, poi, fanno sapere a Open che «non sono in programma operazioni di questo tipo nei prossimi giorni». Insomma, si prospetta una doccia fredda per +Europa, che spera in una mano tesa dagli alleati.

Il piano di Magi per arrivare alla Consulta

La richiesta arrivata all’indomani dell’assemblea nazionale del Pd, che ha rilanciato la candidatura di Schlein alla guida della coalizione. «Rivolgiamo un appello ai partiti e ai parlamentari per costituire un gruppo parlamentare di +Europa, mettendo a disposizione gli eletti necessari», ha detto il segretario radicale. Il punto è ovviamente la nuova legge elettorale, e nello specifico le norme che aumentano fino a quattro volte le firme necessarie per presentare le liste. Una stretta contro la quale Magi ha già condotto uno sciopero della fame e che ora vorrebbe portare davanti alla Corte costituzionale.

L’obiettivo sarebbe di promuovere un conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato, una strada che +Europa non può percorrere direttamente come partito e per la quale non dispone di un’autonoma legittimazione riconosciuta neppure attraverso l’attuale componente del Misto. Un gruppo parlamentare, invece, sarebbe la soluzione, perché potrebbe tentare di sollevare il conflitto davanti alla Consulta, rivendicando la lesione di proprie prerogative costituzionali. Da qui il lancio dell’operazione, che richiederebbe anche una deroga dell’Ufficio di Presidenza della Camera, visto che il Regolamento prevede di norma almeno sette deputati anche per i gruppi autorizzati in deroga. Ma sul punto c’è fiducia. «Ci sono state deroghe per costituire gruppi anche con pochissimi parlamentari», ricorda Magi.

Al momento, infatti, +Europa può contare su due deputati oltre al suo leader, Benedetto Della Vedova e Luca Pastorino, riuniti in una componente del Misto. Condizione che permette già al partito di beneficiare di una riduzione delle sottoscrizioni: tra 1.500 e 2mila per collegio, anziché le 6-7mila previste dalla riforma per le liste prive di rappresentanza parlamentare. In questa direzione si sono mossi anche i Cinque Stelle al Senato, prestando un senatore, Luigi Nave, al Psi di Enzo Maraio. Ma l’esenzione totale è altra cosa. Per le prossime elezioni, lo ‘Stabilicum’ la riconosce ai partiti con un gruppo costituito entro il 31 dicembre 2025. Nulla da fare dunque. 

Il conto aperto con il Pd e i voti del 2022

Dietro la richiesta avanzata da +Europa c’è, piuttosto, anche una rivendicazione elettorale. E riguarda proprio il Pd. Nel piccolo partito europeista, infatti, non dimenticano quanto accaduto alle elezioni del 2022. Allora +Europa raccolse circa il 2,9% dei consensi, fermandosi sotto la soglia del 3% necessaria per partecipare alla ripartizione proporzionale dei seggi. Quei voti, però, non andarono persi, anzi: grazie al meccanismo del Rosatellum, sottolineano, contribuirono al risultato della coalizione. E «a beneficiarne è stato in primis il Pd». Che oggi dovrebbe ricambiare il favore, è il ragionamento. Anche perché Magi, nella partita delle primarie, ha già fatto capire da che parte starebbe: quella di Schlein.

Renzi e la diffidenza dei centristi

Al Nazareno, però, non sembrano avere fretta. La possibilità di prestare deputati a +Europa, o ad altre formazioni, prima dell’entrata in vigore delle nuove norme, non è sul tavolo, spiegano. Un niet anche verso le altre formazioni, come Rifondazione Comunista, che sperano nel soccorso dell’alleato. Il gelo rischia di aggiungere un altro problema alla già complicata costruzione della cosiddetta quarta gamba del centrosinistra, con Schlein ormai impegnata in una moral suasion sulle diverse anime centriste per convincerle a presentarsi unite al tavolo della coalizione. Una convergenza nella quale un ruolo cardine, grazie alla legge elettorale riformata dal centrodestra, verrebbe affidato a Matteo Renzi, che, a differenza di +Europa, è esentato dalla raccolta delle firme grazie a un gruppo parlamentare costituito entro il termine previsto dalla riforma. Con non poche criticità.

L’idea neanche troppo velata della segretaria dem è far sì che al programma del centrosinistra contribuiscano anche i moderati, soprattutto su questioni divisive come il sostegno militare all’Ucraina. Oltre a Italia Viva e alla stessa +Europa, ci sono il movimento di Alessandro Onorato e l’area di Ernesto Maria Ruffini. Tutti hanno le proprie ambizioni e le proprie richieste. Schlein vorrebbe trovare un interlocutore unico. E Renzi, con Italia Viva, è il punto di riferimento naturale dell’operazione: con la nuova legge elettorale «gli ha dato lo scettro», sottolineano tra le fila centriste, ricordando lo «scarso» attivismo dei dem durante l’iter della riforma nel contrastare la norma che aumenta il numero di firme necessarie per presentare le liste. «Non hanno fatto certo le barricate. Ma la mossa non ha avuto l’effetto sperato, gettandoci nel caos».

Tra i centristi, infatti, la diffidenza verso l’ex presidente del Consiglio rischia di trasformarsi in un ostacolo insormontabile. Il timore è uno soltanto: che Renzi possa «fare scherzi dell’ultimo minuto», quando sarà il momento di chiudere le liste. Uno scenario che preoccupa più di un interlocutore coinvolto nella costruzione dell’area moderata del centrosinistra. E che complica l’ipotesi di affidare all’ex premier le chiavi di tutta l’operazione.

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