Il Melonellum e la lotta dei “partitini” sulle firme da raccogliere. Da Rifondazione a Onorato, caccia al parlamentare per ottenere lo sconto
La ricerca è già cominciata. Un deputato, magari due. O anche un solo senatore, purché sia quello giusto. Mentre alla Camera si è consumato l’ultimo atto della legge elettorale, approvata con 227 sì e 164 no, già da tempo è in corso un lavorio per garantire la sopravvivenza dei partiti più piccoli, i cosiddetti cespugli, penalizzati dallo Stabilicum. Dai nuovi centristi, come Ruffini e Onorato, a formazioni storiche come il Psi o Rifondazione Comunista. Sono quelli che rischiano di non riuscire a presentare le liste alle prossime elezioni, schiacciati dalle nuove regole sulla raccolta delle firme.
La soluzione? Trovare, con accordi più o meno taciti, qualche parlamentare disposto a cambiare collocazione nei gruppi di Camera e Senato, per costituire una componente del Misto e tentare di ottenere così uno sconto sulle sottoscrizioni. Ora, dunque, con l’ultimo via libera di oggi 8 ottobre, è scattato il conto alla rovescia per poter ottenere il beneficio, prima che la riforma entri in vigore. E si moltiplicano i contatti, soprattutto a sinistra dell’emiciclo.
La norma che agita i ‘cespugli’
La questione nasce da una modifica, molto discussa, introdotta nella riforma durante il passaggio a Palazzo Madama. Per le formazioni prive dei requisiti di rappresentanza parlamentare, il numero di sottoscrizioni necessarie per presentare le liste passa dalle precedenti 1.500-2.000 a 6.000-7.000 per collegio. Una soglia particolarmente impegnativa per chi non dispone di un’organizzazione radicata su tutto il territorio nazionale. Anche perché la riforma impone di presentare le candidature in almeno la metà delle circoscrizioni, 14 su 28, anziché in 1/3 come previsto in precedenza nella prima lettura.
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Il testo prevede però una via d’uscita: i partiti che hanno costituito un gruppo o una componente politica di un gruppo parlamentare in almeno una delle due Camere, possono continuare a raccogliere soltanto 1.500-2.000 firme. Poi c’è l’esenzione totale, garantita alle formazioni che soddisfano requisiti ulteriori. Infine la scadenza da rispettare. Per la prima applicazione della legge, dunque alle prossime politiche, il gruppo o la componente dovrà risultare costituita già al momento dell’entrata in vigore della riforma. Da qui la fretta: non lasciare nessuna trattativa intentata, prima che si chiuda la finestra utile.
Al Senato Rifondazione corteggia i 5 Stelle
Tra i partiti al lavoro per aggirare l’ostacolo c’è Rifondazione comunista. Secondo quanto risulta a Open, sarebbero in corso interlocuzioni con il Movimento 5 Stelle per individuare un senatore che possa consentire al partito di ottenere una propria componente nel gruppo Misto di Palazzo Madama. La scelta non è casuale. A differenza di quanto avviene alla Camera, dove per costituire una componente ordinaria del Misto servono almeno tre deputati, il Regolamento del Senato non stabilisce un numero minimo di eletti. In determinate condizioni, dunque, potrebbe bastarne anche uno soltanto.
Non c’è però, attenzione, nessun automatismo. Carte alla mano, scorrendo fino all’articolo 14, ci si accorge che – è la premessa – per costituire una componente occorre rappresentare un partito che abbia eletto almeno un senatore alle ultime politiche, nel 2022, presentando candidati con il proprio contrassegno. Oppure un partito che, durante questa legislatura, abbia presentato candidati alle elezioni politiche, regionali o europee, ottenendo l’elezione di almeno un proprio rappresentante. Requisito che Rifondazione potrebbe non essere in grado di rispettare, non occupando seggi.
Il meccanismo delle componenti
Ci sarebbe però anche un’altra strada. Il Regolamento ammette infatti la costituzione di componenti riferite a soggetti politici risultanti dall’aggregazione di più partiti o movimenti. In teoria, dunque, Rifondazione e M5s potrebbero valutare una componente comune, facendo leva sulla rappresentanza elettorale dei pentastellati. Anche questa soluzione, però, presenta delle incognite: oltre al riconoscimento della Presidenza del Senato, bisogna fare i conti con le regole che impediscono di utilizzare lo stesso contrassegno per costituire più gruppi o componenti parlamentari.
E rimarrebbe da chiarire se Rifondazione potrebbe poi presentare autonomamente il proprio simbolo alle politiche beneficiando dello sconto sulle firme oppure se l’agevolazione spetterebbe soltanto al soggetto politico rappresentato dalla componente. Insomma, al momento, ancora si studiano le carte: l’obiettivo, spiegano, è trovare in ogni caso il modo di aggirare l’ostacolo delle firme attraverso una soluzione parlamentare.
Si muove anche il Psi
In movimento c’è poi il Partito socialista italiano di Enzo Maraio, ma per i socialisti il problema è doppio: trovare la formula politica con cui presentarsi alle urne ed evitare lo scoglio di migliaia di firme da raccogliere nei collegi. Non è un caso che Maraio, già a settembre, alla Festa dell’Avanti! di Campobasso, abbia rilanciato il progetto di una lista comune con +Europa e Progetto Civico di Onorato: «Nel centrosinistra c’è bisogno di organizzare un’area riformista, civica, europeista e della modernizzazione», aveva spiegato.
Anche per il Psi infatti la costituzione di una componente parlamentare potrebbe rappresentare una soluzione. A Palazzo Madama, peraltro, i socialisti potrebbero far valere il risultato delle regionali campane del 2025, dove la lista Avanti Campania ha eletto tre consiglieri: Giovanni Mensorio, Andrea Volpe e Giovanni Iovino. Un risultato che potrebbe aiutare a soddisfare il requisito previsto dal Regolamento del Senato.
Da Ruffini a Onorato, il mercato dei parlamentari al centro
Il risiko degli onorevoli per tagliare le gambe alla riforma voluta da Giorgia Meloni, infatti, non si gioca solo a sinistra. Bruno Tabacci, leader di Centro democratico, ha già annunciato il proprio endorsement a Ernesto Maria Ruffini e Franco Gabrielli. Ma per l’agognata componente alla Camera, che consentirebbe di affrontare le prossime elezioni con un onere ridotto, servono altri due deputati oltre a Tabacci, come ha spiegato lui stesso a Un giorno da pecora. I fari sono puntati ovviamente sull’area cattodem.
Un altro fronte riguarda Alessandro Onorato, assessore romano e promotore di Progetto Civico. Tra le ipotesi allo studio, da giorni prende quota quella di prendere in prestito tre eletti sempre dal partito di Giuseppe Conte, per portare a dama la medesima operazione. Ma anche nel centrodestra c’è chi cerca una sponda. È il caso di Sud Chiama Nord di Cateno De Luca, che dispone del deputato Francesco Gallo e sarebbe anche lui a caccia di altri due parlamentari. Con vista, in questo caso, su Fratelli d’Italia.
Trattative e lavori in corso che dovranno comunque fare i conti con le regole delle due Camere, oltre che con il fattore tempo. Con l’approvazione definitiva della riforma, il conto alla rovescia per l’entrata in vigore è già iniziato. La data esatta dipenderà dalla promulgazione del presidente della Repubblica e dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, ma la deadline potrebbe cadere già a fine ottobre o nel corso di novembre. In quel momento le componenti, per beneficiare dello sconto sulle firme alle prossime elezioni, dovranno risultare già costituite.

