«Effetto ricina»: dopo il duplice omicidio cresce la richiesta di analisi dagli ospedali. Locatelli: «Attenti alle bufale sul veleno fai-da-te»
Dopo la morte per ricina di Antonella Di Ielsi e di sua figlia Sara Di Vita, al Centro antiveleni dell’Istituto Maugeri di Pavia sono aumentate le richieste di analisi in campioni di sangue di casi complicati. Ad affermarlo è Carlo Locatelli, medico e tossicologo clinico nonché direttore del Centro, che lo scorso marzo aveva individuato la presenza della ricina nelle due vittime e a far partire l’indagine per duplice omicidio.
Le analisi di ricina richieste al Centro
In un’intervista a Repubblica, Locatelli sostiene che «davanti a casi diciamo strani o particolarmente complessi, diversi ospedali si sono rivolti a noi richiedendo di verificare la presenza di ricina nei campioni di sangue prelevati». Si tratta di quattro o cinque casi avvenuti negli scorsi sei mesi, «possono non sembrare tanti. – dice il medico – Ma posso assicurare che in 34 anni che dirigo questo centro non era mai capitato». Le analisi, infatti, sono molto complesse e si eseguono solo di fronte a un quadro clinico urgente.
Perché Locatelli avverte sulla disinformazione
Di fronte all’enorme clamore mediatico della vicenda di Pietracatella, Locatelli avverte di «stare molto attenti a parlare di ricina» perché «si rischia di dare un pericoloso suggerimento ai criminali oltre al fattore emulazione». Ma anche diffondere falsità sull’argomento. Nell’intervista il medico specifica che non parla «delle indagini che la Procura di Larino e la squadra mobile di Campobasso stanno conducendo con grandissima professionalità», ma delle fake news in campo sanitario. Come per esempio «la presunta facilità a ricavare un veleno fai-da-te dalla pianta del ricino», quando invece è un lavoro scientifico che non può essere ottenuto in maniera artigianale. «Io, che pure sono un medico, non sarei minimamente capace di ricavare il veleno dai semi della pianta» afferma.
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La quantità mortale di ricina: una fake news per il medico
E ancora un’altra falsità diffusa, secondo Locatelli, riguarda la quantità letale di ricina che ha portato alla morte di Antonella e Sara. «Chi è che sa qual è la dose di ricina mortale? Questo caso è il primo in assoluto, non esiste alcun raffronto possibile. – spiega il medico – E persino nel sangue delle stesse vittime abbiamo avuto rilevazioni totalmente diverse, pre-mortem e post-mortem». Le analisi al Centro di Pavia sono state fatte su campioni di sangue prelevati in momenti diversi: la prima in ospedale a Campobasso, mentre le due donne erano ricoverate, e la seconda durante l’autopsia.
«Ed è venuto fuori che nel campione prelevato ad Antonella Di Ielsi prima della morte la quantità di ricina era assai inferiore a quella rilevata dopo la sua morte» dice Locatelli, specificando che i due valori «sono spiegabili con una diversa distribuzione del veleno nel sangue post-mortem». Per il medico, quindi, non esistono evidenze scientifiche che possano afferma se la quantità di veleno sia tanta o poca.
La collaborazione con gli esperti tedeschi
Per la morte di Antonella e Sara sono stati coinvolti anche gli esperti del Robert Koch Institute di Berlino su iniziativa dell’Ambasciata tedesca. «Abbiamo condiviso l’opportunità di far effettuare a loro, che non sono medici ma laboratoristi, le analisi sugli alimenti e sugli ambienti che non sono di nostra competenza» sostiene Locatelli. Gli esperti tedeschi, infatti, sono specializzati in contrasto al bioterrorismo e possono individuare microquantità di tossine negli ambienti.

