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Ricina, trovate piante (e il campo) da cui potrebbe provenire il veleno che ha ucciso madre e figlia. La procuratrice: «Di Vita non era il bersaglio»

15 Ottobre 2026 - 12:26 Antonia Verderosa
madre e figlia avvelenate con la ricina
Gli investigatori hanno individuato diverse piante di ricino tra Riccia e il lago di Occhito, in Molise. Intanto proseguono le perquisizioni informatiche nelle scuole per risalire all'autore delle ricerche online sul veleno
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Il veleno che ha ucciso Antonella Di Ielsi e la figlia Sara Di Vita potrebbe provenire dalle campagne a pochi chilometri dalla loro abitazione. Tra Riccia e le sponde del lago di Occhito, al confine tra Molise e Puglia, gli investigatori della squadra mobile di Campobasso hanno individuato diverse piante di ricino, dai cui semi si può ricavare la sostanza tossica. È quanto emerge dagli ultimi accertamenti sull’omicidio di Pietracatella, dove la donna di 50 anni e la figlia di 15 sono morte nel dicembre 2025.

Le piante di ricino trovate vicino al lago di Occhito

Secondo quanto ricostruisce Repubblica, gli agenti della squadra mobile, diretti da Marco Graziano, hanno individuato diversi esemplari di ricino nelle campagne tra Riccia e il lago di Occhito. Le piante, in questo periodo dell’anno, presentano capsule contenenti i semi. Gli investigatori stanno valutando la possibilità che il veleno sia stato ricavato nella zona e successivamente lavorato in modo artigianale. Anche le analisi dell’Istituto Maugeri di Pavia, che hanno rilevato la presenza di ricina nei campioni biologici delle due vittime.

La procuratrice smentisce l’ipotesi che Gianni Di Vita fosse il bersaglio

Intanto la procuratrice di Larino Elvira Antonelli ha smentito l’ipotesi, circolata negli ultimi giorni, secondo cui il vero obiettivo dell’avvelenamento potesse essere Gianni Di Vita, marito di Antonella e padre di Sara. «Fantasie. Non è una nostra ipotesi», ha dichiarato a Repubblica. Secondo la ricostruzione del quotidiano, gli investigatori ritengono che il piano fosse diretto contro Antonella Di Ielsi. Meno probabile, invece, che anche la figlia Sara fosse un bersaglio designato. Tra le piste approfondite resta quella di un possibile movente sentimentale, legato alle relazioni personali e familiari di Gianni Di Vita.

Le ricerche sulla ricina su Reddit e le perquisizioni nelle scuole

L’altro fronte dell’inchiesta riguarda le tracce lasciate su Internet. Gli investigatori cercano di identificare un utente che, nei mesi precedenti alla morte di Antonella e Sara, aveva pubblicato su Reddit alcune domande sull’utilizzo della ricina, presentandosi come uno scrittore in cerca di informazioni per un romanzo.

L’obiettivo è risalire all’identità dell’utente attraverso le connessioni utilizzate. Per questo la Procura ha disposto accertamenti informatici in quattro scuole del Molise, frequentate dalle vittime o nelle quali lavorano persone ascoltate durante le indagini.

Dopo l’istituto Agrario e il liceo Scientifico di Riccia, questa mattina, 15 ottobre, gli agenti hanno avviato le verifiche sui 63 computer del liceo Classico di Campobasso, frequentato fino allo scorso anno da Sara e dalla sorella maggiore Alice. Nella giornata di ieri, al liceo Scientifico di Riccia, dove insegna matematica un’amica di Gianni Di Vita, gli investigatori hanno acquisito i dati del server centrale senza portare via i computer. Le verifiche serviranno a individuare eventuali ricerche riconducibili alla sostanza tossica e a stabilire chi possa averle effettuate. L’ultima perquisizione è prevista per venerdì 16 ottobre al liceo delle Scienze Umane di Casacalenda, dove lavora Laura Di Vita, cugina di Gianni.

Il cellulare di Gianni Di Vita non ancora sottoposto a copia forense

Tra i dispositivi analizzati, secondo quanto riferisce Repubblica, non figurerebbe ancora il cellulare di Gianni Di Vita. La Procura non avrebbe finora disposto una copia forense del telefono dell’uomo, mentre quello della figlia maggiore Alice era stato acquisito nelle prime fasi dell’inchiesta. Resta dunque da capire se le tracce informatiche raccolte nelle scuole e i nuovi accertamenti sulla provenienza della ricina consentiranno agli investigatori di individuare chi ha avvelenato Antonella e Sara.

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