Il video degli «agenti provocatori» a Milano è stato girato in Francia
Circola un video che mostra persone incappucciate e vestite di nero mentre corrono verso gli agenti antisommossa senza essere fermate dopo aver lanciato un oggetto, probabilmente in mezzo a una folla di manifestanti. Il testo che lo accompagna sostiene che «gli incappucciati li manda la Meloni per diffamare le proteste» e che quelle immagini mostrerebbero «chi sono» i violenti nelle piazze italiane. Il video non è stato girato in Italia, ma a Metz, in Francia, e non dimostra quindi alcun legame con Milano né con il governo italiano.
Cosa dice il post che accompagna il video degli incappucciati
Chi condivide il video invita gli altri a diffonderlo, citando il cosiddetto “metodo Cossiga”. Nella clip vengono riportate le seguenti scritte: «Ma questi vi vogliono prendere per il culo? Gli incappucciati li manda la Meloni per diffamare le proteste… sveglia popolo… Care pecore, niente è come sembra..Ecco chi sono gli incappucciati nelle piazze d’Italia. Sveglia che è ora..».

Il video è stato girato a Metz, in Francia
Il video mostra un gruppo di persone con il cappuccio e abiti scuri che, dopo aver lanciato un oggetto, si dirigono verso un gruppo di agenti in assetto antisommossa, senza essere fermati, il tutto accompagnato da un audio musicale di sottofondo. È proprio quest’ultimo a nascondere il reale contesto della scena, eliminando l’audio originale con i dialoghi dei presenti in lingua francese.
Le immagini sono state girate in piazza d’Armes a Metz, nel nordest della Francia, durante i disordini di ottobre. Il 17 ottobre in città hanno sfilato circa 5.200 persone e, secondo la procura, al 18 ottobre c’erano 19 persone in stato di fermo, nove delle quali minorenni, come riferisce l’emittente locale ICI.

Sempre ICI racconta che sui social circolano video di poliziotti vestiti come casseurs che lanciano lacrimogeni nel corteo. Il segretario locale del sindacato Unité Police ha spiegato che l’ordine sarebbe stato dato per “fermare dei facinorosi” che stavano prendendo gli agenti alle spalle.
Cosa sappiamo dei ragazzi incappucciati di Milano
Il 17 ottobre a Milano, dopo lo scioglimento del corteo di «Italia in Piazza» a cui avevano partecipato oltre 5mila persone, piccoli gruppi di giovani con il volto coperto hanno raggiunto il Duomo. Diversi di loro hanno lanciato transenne, sampietrini e bombe carta contro le forze dell’ordine, danneggiando vetrine e mezzi. In serata, i manifestanti fermati e accompagnati in questura erano circa 50, quasi la metà minorenni.
Il 18 ottobre, numerosi gruppi di ragazzi vestiti di nero sono tornati a colpire in zona Duomo e 160 persone sono state portate in questura, l’80% minorenni.
Il bilancio diffuso il 19 ottobre è di 271 persone accompagnate in questura, 220 delle quali minorenni, e di 32 arrestati, 23 dei quali minorenni. Si tratta per lo più di ragazzi giovanissimi, non inquadrati in gruppi conosciuti.
Il «metodo Cossiga» e perché l’agente provocatore non è consentito
Il riferimento a Cossiga nasce da un’intervista del 2008 al Quotidiano Nazionale. Rispondendo sulle proteste dell’Onda, l’ex presidente della Repubblica consigliò all’allora ministro dell’Interno Roberto Maroni di «ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città». Si trattò, dunque, di un suggerimento rilasciato circa diciotto anni fa, ad oggi non collegabile (in assenza di prove) con i recenti disordini a MIlano.
In Italia, inoltre, la figura dell’agente provocatore, cioè di chi spinge altri a commettere un reato che altrimenti non avrebbero commesso, non è consentita. L’ordinamento prevede invece l’agente sotto copertura, regolato dall’articolo 9 della legge 146 del 2006, che può infiltrarsi per raccogliere prove su reati già in corso e solo per i reati indicati dalla norma. La Cassazione, con la sentenza del 30 ottobre 2014, ha stabilito che sono illecite le operazioni sotto copertura che si traducono in incitamento o induzione al crimine.
Conclusioni
La scena riguarda il comportamento della polizia francese, che in Francia è oggetto di polemica, e non ha nulla a che vedere con l’Italia.
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