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Il documentario del «propagandista italiano» che nega il massacro russo del teatro di Mariupol

19 Ottobre 2026 - 13:15 David Puente
Locandina del documentario «Свидетели» («Testimoni») di Vittorio Nicola Rangeloni: il conduttore in giubbotto antiproiettile con scritta PRESS a destra, sette intervistati anonimi al centro, il teatro drammatico di Mariupol distrutto sullo sfondo.
Il film sostiene che la strage del 16 marzo 2022 fu opera dei soldati ucraini. Amnesty International e Associated Press concludono il contrario
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Il 22 agosto 2026 il commissario per i diritti umani del parlamento ucraino, Dmytro Lubinets, ha segnalato la pubblicazione di un filmato propagandistico russo intitolato Свидетели (“Testimoni”), girato in parte sul teatro drammatico di Mariupol, nello stesso luogo in cui il 16 marzo 2022 un attacco aereo russo uccise centinaia di civili che vi si erano rifugiati. Come indicato dal Telegraph, l’autore e conduttore del filmato è l’italiano Vittorio Nicola Rangeloni, che opera nell’ecosistema mediatico del Cremlino da quasi un decennio e che Reporters Without Borders ha etichettato come «propagandista» in un’inchiesta dedicata.

Le inchieste di AP e Amnesty: l’attacco aereo russo e la scritta «Bambini»

Il teatro accademico regionale di Donetsk a Mariupol era il principale edificio pubblico rimasto in piedi nel centro della città nelle settimane successive all’invasione russa del 24 febbraio 2022. Centinaia di civili vi si erano rifugiati, mentre all’esterno, su entrambi i lati dell’edificio, era stata dipinta in caratteri visibili anche dai satelliti la parola russa «ДЕТИ» (“BAMBINI”), per segnalare la presenza di non combattenti. Il 16 marzo 2022 una o più esplosioni distrussero gran parte della struttura.

Un’indagine dell’Associated Press pubblicata il 4 maggio 2022 ha ricostruito la dinamica dell’attacco attraverso le testimonianze di 23 sopravvissuti, soccorritori e persone che conoscevano in dettaglio il rifugio allestito nel teatro. I colleghi, inoltre, hanno costruito un modello tridimensionale dell’edificio, incrociandolo con due set di planimetrie e con foto e video girati all’interno prima, durante e dopo il 16 marzo. Due esperti di crimini di guerra hanno esaminato la metodologia, giudicandola robusta quanto possibile in assenza di accesso diretto al sito. La stima risultante è di circa 600 morti, all’interno e nelle immediate vicinanze dell’edificio. Lo stesso rapporto AP precisa che un numero esatto non è determinabile, a causa delle comunicazioni interrotte, del flusso continuo di persone nei giorni precedenti e dei ricordi offuscati dal trauma.

Il 30 giugno 2022 Amnesty International ha pubblicato un rapporto di 72 pagine intitolato “Children”: The Attack on the Donetsk Regional Academic Drama Theatre in Mariupol. L’organizzazione aveva commissionato a un fisico un modello matematico della detonazione per determinare il peso esplosivo netto della deflagrazione, stimato tra 400 e 800 chilogrammi. In base alle evidenze disponibili sull’arsenale russo, Amnesty ha ritenuto probabile che si trattasse di due bombe aeree da 500 chilogrammi dello stesso modello, sganciate da caccia russi che hanno colpito vicino l’una all’altra e sono detonati simultaneamente. L’organizzazione ha esaminato le ipotesi alternative, compresa quella di un’esplosione interna, concludendo che nessuna era supportata dalle prove disponibili, definendo l’attacco «un evidente crimine di guerra» commesso dalle forze armate russe.

La narrativa russa sul teatro di Mariupol è rimasta costante fin dal giorno dell’attacco, attribuendo la distruzione dell’edificio a un’esplosione interna provocata dal reggimento Azov ucraino, definendo le prove fotografiche e satellitari una «bugia» prodotta da «strutture della Nato». Come riportato nel report da Amnesty, questa versione circolava sui canali Telegram russi già prima che l’attacco avvenisse.

Post Telegram del giornalista russo Dmitry Steshin, pubblicato quattro giorni prima del bombardamento del teatro di Mariupol del 16 marzo 2022, che anticipa la narrativa di una provocazione ucraina.
Il post Telegram del russo Dmitry Steshin, corrispondente di guerra e inviato speciale della Komsomolskaya Pravda, pubblicato quattro giorni prima del bombardamento.

Dalla demolizione dell’edificio alla riapertura: la ricostruzione sotto occupazione russa

Le forze russe hanno preso il controllo del centro di Mariupol pochi giorni dopo l’attacco al teatro. Nel dicembre 2022 le autorità di occupazione hanno demolito gran parte dell’edificio, preservando solo la facciata anteriore come base per la ricostruzione. Il consigliere del sindaco di Mariupol in esilio ha definito la demolizione «un tentativo da parte di Mosca di nascondere le prove della più grande uccisione simultanea di civili ucraini della guerra». Alla fine del 2025 le autorità di occupazione hanno annunciato il completamento dei lavori, mentre il 28 dicembre 2025 il teatro ha riaperto con un concerto di gala trasmesso dai media di Stato russi.

Come il filmato di Rangeloni usa i dati di Amnesty per ribaltare le responsabilità

Свидетели raccoglie testimonianze di persone, come il giornalista Andrey Kior (condannato da un tribunale ucraino per collaborazionismo con l’invasore russo), che dichiarano di essere state presenti al momento dell’esplosione, affiancate da un’analisi tecnica condotta da un personaggio presentato come esperto artificiere, e da una cornice narrativa affidata a Rangeloni. «In realtà si è trattato di un crimine premeditato dei soldati delle Forze Armate ucraine» afferma Rangeloni nel filmato, senza fornire prove.

Primo fotogramma del documentario «Свидетели» diffuso dai media russi, con Vittorio Nicola Rangeloni sul palco del teatro drammatico di Mariupol ricostruito.
Il primo fotogramma del filmato diffuso dai media russi.

I testimoni del filmato affermano di non aver sentito il rumore tipico di un aereo né quello di una bomba in avvicinamento, di aver visto militari ucraini trasportare di notte casse verdi nei giorni precedenti all’esplosione, e di aver osservato soldati lavorare sotto la scena nelle ore precedenti all’attacco. L’indagine dell’Associated Press, basata su 23 testimonianze dirette, ha rilevato che nessuna delle persone intervistate aveva visto soldati ucraini all’interno dell’edificio, e nessuna metteva in dubbio che la distruzione fosse opera di un attacco aereo russo.

Fotogramma del documentario russo con Vittorio Nicola Rangeloni in studio, nel ruolo di autore e conduttore del film.
Fotogramma del filmato russo con la presentazione di Vittorio Rangeloni.

L’analisi tecnica è il cuore argomentativo del filmato. Il personaggio presentato come ex viceministro ucraino dell’MNS con diploma da artificiere, Vladislav Telichko, descrive i pattern di danno visibili nell’edificio, concludendo che l’epicentro dell’esplosione fosse collocato sotto le fondamenta della platea e della scena, e che il peso esplosivo fosse compreso tra 400 e 800 chilogrammi. C’è però un elemento che il filmato non dichiara, ovvero che quella stessa stima, tra 400 e 800 chilogrammi, risulta identica a quella calcolata da Amnesty International per le due bombe aeree da 500 chilogrammi russe. Il filmato, di fatto,l usa lo stesso dato numerico per sostenere la tesi diametralmente opposta rispetto all’organizzazione dalla quale quel dato proviene.

Fotogramma del documentario «Свидетели»: Rangeloni intervista Vladislav Telichko, presentato come ex viceministro ucraino dell’MNS con diploma da artificiere, all’interno del teatro drammatico di Mariupol ricostruito.
Fotogramma del filmato dove Rangeloni intervista Vladislav Telichko, all’interno del teatro ristrutturato.

Sul numero delle vittime, il filmato non nega esplicitamente la stima di 600 morti dell’Associated Press. Lo fa in modo più indiretto, affermando che Amnesty International avrebbe «registrato 14 morti, di cui otto non locali», un’allusione, lasciata implicita, a militari. Amnesty International non dice né l’una né l’altra cosa nel suo rapporto, indicando «almeno una dozzina» di vittime identificate, senza alcuna distinzione di provenienza, e precisa esplicitamente che il numero reale è probabilmente molto più alto.

L’appello di Kiev a CPI e Onu: la richiesta di sanzioni europee contro la propaganda

Il commissario Lubinets si è rivolto all’Ufficio dell’Alto Commissario ONU per i Diritti Umani, alla Missione ONU di monitoraggio dei diritti umani in Ucraina, alla Commissione indipendente internazionale d’indagine sull’Ucraina, alla Corte penale internazionale, ad Amnesty International, all’UNESCO, al Parlamento europeo e all’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, chiedendo una valutazione di quello che ha definito «l’ultimo tentativo della Russia di falsificare le circostanze della distruzione del teatro». Lubinets ha inoltre chiesto all’Unione europea di valutare sanzioni contro individui, organizzazioni media e altri soggetti coinvolti in campagne sistematiche volte a negare o distorcere i crimini di guerra russi documentati.

Petro Andriushchenko, ex consigliere del sindaco di Mariupol e oggi responsabile del Centre for the Study of the Occupation, ha indicato al Telegraph la ragione strategica del filmato: «Questo è precisamente il motivo per cui la Russia sta piantando ora questi ganci retorici. Sta creando argomenti che i politici potranno poi usare per giustificare o scusare l’aggressione russa» in vista di un eventuale negoziato.

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