L’AI può togliere le pubblicità dalle smart tv e modificare i software: come funziona la rivoluzione degli hacker fai-da-te
L’intelligenza artificiale sta cambiando in modo irreversibile il mondo del software. Nelle ultime settimane anche persone che non sanno nulla di programmazione sono riuscite a cambiare il sistema operativo delle proprie smart tv per togliere le pubblicità, hanno riportato in vita dell’hardware reso inutilizzabile dai produttori, hanno e persino clonato un’intera suite di prodotti grafici e di editing per sfuggire ad abbonamenti con prezzi in continua crescita. A permettere tutto questo è stato un nuovo processo in cui l’AI si sta rivelando sorprendentemente abile: la decompilazione.
Che cos’è la decompilazione
Decompilare un software significa scomporlo in blocchi il più semplici possibili per poi riassemblarlo in modo che abbia funzioni diverse o sia leggibile da macchine che prima non potevano farlo funzionare. Oltre alla decompilazione, per riuscire nell’impresa di trasformare una cornice digitale in un calendario smart, per esempio, bisogna usare il “vibe coding”, quella pratica propria di chi non sa programmare di chiedere all’AI di realizzare del software personalizzato. C’è poi un pizzico di reverse engineering, sempre fatto con l’AI, per capire come è stato fatto un prodotto hardware o software così da poter intervenire sui suoi limiti (per esempio, le pubblicità) o fargli fare qualcosa di completamente diverso.
Reazioni divisive
Quando gli autori hanno iniziato a pubblicare le loro creazioni sui social, le reazioni sono state di due tipi: da una parte le accuse di pirateria, soprattutto verso chi ha stravolto del software proprietario come la suite di Adobe o interi videogiochi; dall’altra un senso di rivalsa verso prodotti disabilitati, rallentati o appesantiti dai loro fabbricanti per renderli obsoleti più in fretta o addirittura per sorvegliare gli acquirenti. «Oggi pomeriggio ho dato una bella sistemata alla TV dei miei!», ha scritto l’utente Gathin su X n un post che ha oltre sei milioni di visualizzazioni. «Mostrava una pubblicità sponsorizzata ancora prima di poter accedere a Netflix. Ho fornito a Claude Code il numero di modello, lui ha individuato la TV sulla rete Wi-Fi, ha rimosso 25 pacchetti Xiaomi e ha installato un nuovo launcher. Ora sembra quasi una Apple TV».
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Vibe coded my parents’ TV this afternoon! It was showing a sponsored ad before you could even get to Netflix. Gave Claude Code the model number, it found the TV on wifi, removed 25 Xiaomi packages and wrote a new launcher. Looks like an Apple TV now lol https://t.co/E5Q4A1b0yI
— Gathin (Ø,G) (@gathint) October 17, 2026
Modifiche su scala globale
Le pratiche di reclamazione, hackeraggio e pirateria descritte finora non sono nulla di nuovo. Da decenni esistono progetti di decompilazione più o meno legali in community di hacking che vogliono salvare hardware bloccati dai produttori o fare un torto a sviluppatori giudicati avidi e truffaldini. L’intelligenza artificiale ha trasformato un mondo di nicchia in un fenomeno globale: nel corso dell’ultima settimana una pagina web contenente del codice pensato per facilitare l’AI in tutta questa serie di compiti chiamata “Reverse Engineer Anything” è diventata la più visitata della piattaforma nella sua storia recente. Sulla pagina GitHub del progetto si legge: «Hai notato in un’app una funzionalità che vorresti integrare nel tuo prodotto? Chiedi al tuo agente di analizzarla tramite REA. Lo strumento è in grado di esaminare l’app anche senza disporre del codice sorgente, spiegare il funzionamento della funzionalità, mostrarne le evidenze e svilupparne una versione adatta al tuo progetto».
Conseguenze
È con questo software che è stata creata la suite clone dei prodotti Adobe e con cui sono stati resi disponibili in browser e gratuitamente videogiochi vecchi e nuovi. Il problema principale di questo tsunami di codice scritto dall’AI non è che manderà in bancarotta Adobe o altre compagnie che vendono software, ma che tutto ciò che l’AI produce è pieno di errori e vulnerabilità informatiche che i non professionisti che lo stanno programmando non sanno individuare. Questo apre la porta agli hacker malintenzionati e a una miriade di problemi a cascata che colpiranno, inevitabilmente, chi con tutto questo ecosistema non ha avuto nulla a che fare. La scrittura di codice, anche a livello aziendale, è ormai un compito quasi esclusivo dell’AI, quindi è impossibile pensare a qualsiasi tipo di detector. Come tutti i grandi passi della tecnologia ci vorranno anni prima di arrivare a una regolamentazione efficace: nel frattempo sarà compito degli individui restare al passo e proteggersi.

