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Colpo di scena all’Onu: Lana Nusseibeh si candida al posto di Guterres. Chi è la ministra degli Emirati (di origine palestinese) che ora tenta Trump

22 Ottobre 2026 - 20:22 Simone Disegni
Lana Nusseibeh
L'ex ambasciatrice degli Emirati Arabi all'Onu si candida al posto di Segretario generale e riapre i giochi dopo mesi di negoziati: chi è e cos'ha fatto su Gaza
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Colpo di scena nella corsa alla guida dell’Onu. A due mesi dalla scadenza del mandato di Antonio Guterres, scende in campo per succedergli come Segretaria generale l’ambasciatrice e ministra degli Emirati Arabi Lana Nusseibeh. La diplomatica 48enne ha annunciato la sua candidatura – che arriva dopo mesi di campagna tra altri sette contendenti – con un combattivo video sui social. Nusseibeh dice di aver rotto gli indugi e di puntare alla guida dell’Onu per portare nel mondo di oggi «una leadership attiva, che concorra a risolvere i problemi e riunisca le persone al di là delle differenze» e per portare «maggior urgenza al lavoro per la pace». E non nasconde di portare al cuore dell’Onu lo sguardo dell’area più incandescente del mondo, il Medio Oriente. «Credo profondamente in questa istituzione per via di dove vengo. La gente nella mia regione vede ciò che la diplomazia e l’azione collettiva possono ottenere, e prova le conseguenze quando esse falliscono», dice la ministra emiratina, proponendosi per questo di «rinnovare l’Onu». Cosa che promettono tutti i candidati alla guida del Palazzo di Vetro, compresa l’economista del Costa Rica Rebeca Grynspan, sin qui favorita nei negoziati tra le potenze.

Chi è Lana Nusseibeh e cos’ha fatto all’Onu

Lana Nusseibeh, 48 anni, è nata negli Emirati Arabi Uniti da una famiglia palestinese. Suo nonno Anwar è stato un noto politico, ministro per i governi della Giordania dopo la presa di controllo nel 1948 di Gerusalemme Est e della Cisgiordania, poi ambasciatore in Regno Unito. Suo padre Zaki, filosofo, trasferitosi negli Emirati è divenuto consigliere degli sceicchi di Abu Dhabi. Lana ha svolto gli studi superiori in Regno Unito, laureandosi al Queen’s College e a Cambridge e prendendo poi un master in studi su Israele e la diaspora ebraica alla Soas di Londra. S’è fatta le ossa lavorando per l’Unesco, il Gulf Research Center e l’Agenzia internazionale per l’energia rinnovabile, poi è entrata nella diplomazia emiratina. A 31 anni è diventata direttrice del dipartimento di pianificazione politica del ministero, poi nel 2013 è stata nominata ambasciatrice degli Emirati all’Onu – prima donna nella storia -, carica che ha mantenuto fino al 2024. Nel 2017 ha presieduto anche l’organizzazione UN Women. Oggi è ministra di Stato al ministero degli Esteri, una carica assimilabile in Italia al posto di sottosegretario.

Chi l’ha vista all’opera in quel decennio abbondante al Palazzo di Vetro di New York la definisce una «manager competente». Sotto la sua guida gli Emirati si sono assicurati un seggio tra quelli a rotazione al Consiglio di sicurezza Onu, e da quella posizione Nusseibeh ha svolto un ruolo chiave dopo il 7 ottobre nel facilitare l’adozione di una risoluzione delicatissima su Gaza: quella che a dicembre 2023 consentì di aprire le porte della Striscia agli aiuti umanitari urgenti. Spiegò poi di esserci riuscita portando fisicamente gli ambasciatori al Consiglio di sicurezza alle porte di Rafah, a vedere coi loro occhi la gravità della situazione sul campo. «Diplomazia creativa imprenditoriale», l’ha definita. La sua evidente attenzione alle sofferenze del popolo palestinese, di cui è discendente, si accompagna però alla capacità di intrecciare rapporti costruttivi pure con gli Usa e Israele, con cui gli Emirati hanno normalizzato i rapporti dal 2020 nell’ambito degli Accordi di Abramo.

La mano di Trump dietro la candidatura degli Emirati?

Non è un caso, con ogni probabilità, che tra i primi ad uscire allo scoperto e appoggiare la sua candidatura sia stato oggi Nickolay Mladenov, il diplomatico bulgaro scelto un anno fa dall’Amministrazione Usa per guidare il Board di Pace istituito da Donald Trump per consolidare il cessate il fuoco a Gaza. «Lana Nusseibeh ha sempre capito che l’Onu funziona quando qualcuno s’impegna a costruire sistematicamente i ponti che nessun altro vuole costruire. Al Consiglio di sicurezza lei lo ha fatto in silenzio, con costanza e grande professionalità. E ora ha l’opportunità di portare quello stesso spirito ed ethos alla Segreteria dell’Onu», la incensa su X l’Alto rappresentante per Gaza del Board di Pace. E a sottolinearne i meriti e le qualità in queste ore sono altri esponenti di think-tank vicini ai governi di Usa e Israele. Che ci sia la mano di Donald Trump dietro la sua discesa in campo? Per ora non c’è traccia di endorsement ufficiale, ma nei mesi scorsi il presidente Usa non aveva nascosto di non essere convinto da nessuno dei candidati in campo per la successione a Guterres (in una notte di mezza estate, dopo i Mondiali, lasciò la filtrare la «pazza idea» di una candidatura del presidente Fifa Gianni Infantino).

La corsa alla successione di Guterres: che succede ora

Se venisse eletta – il mandato di Guterres scade il 31 dicembre – Nusseibeh sarebbe la prima donna nella storia a guidare l’Onu. Ma lo stesso si può dire di Rebeca Grynspan, l’economista e diplomatica del Costa Rica che sin qui era considerata la favorita a diventare Segretaria generale. La direttrice della Conferenza Onu su Commercio e Sviluppo ha consolidato il suo relativo vantaggio nel corso delle varie votazioni succedutesi nelle ultime settimane al Consiglio di sicurezza. Ancora nell’ultimo straw poll svoltosi la scorsa settimana al Palazzo di Vetro, Grynspan ha ottenuto 9 “incoraggiamenti”, 5 “scoraggiamenti” e un’astensione – risultato sempre di poco migliore di quello portato a casa dall’ambasciatrice all’Onu del Guyana Carolyn Rodrigues-Birkett e dal direttore generale dell’Aiea Rafael Grossi. La cattiva notizia per loro, però, è che emerso che due tra i Paesi con diritto di veto all’Onu – Usa, Russia, Cina, Francia e Regno Unito – hanno votato contro Grynspan e altrettanti per Rodrigues-Birkett, e tre per Grossi. Senza il sostegno dei membri permanenti Onu arrivare alla nomina è praticamente impossibile. Ora ci sarà da capire come entrerà in gioco la candidatura di Lana Nusseibeh. Ma la prospettiva di una donna alla guida dell’Onu dal 2027 appare sempre più probabile.

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