Chi è Rebeca Grynspan, la prima donna che potrebbe guidare l’Onu

C’è una candidata sempre più forte a prendere la guida dell’Onu dal 1° gennaio 2027. Si tratta di Rebeca Grynspan. 70 anni, costaricana, Grynspan è un’economista e diplomatica molto stimata dopo aver ricoperto vari incarichi sia nel suo Paese che in ambito Onu. Vicepresidente del Costa Rica tra il 1994 e il 1998, è stata poi alta dirigente dello United Nations Development Programme (UNDP) e del Segretariato Generale Ibero-Americano e dal 2021 guida la Conferenza Onu su Commercio e Sviluppo (UNCTAD). Dopo una serie di votazioni preliminari tra i Paesi che siedono in Consiglio di sicurezza Onu in cui si era rafforzata, martedì Grynspan è emersa come la chiara favorita nel processo di selezione per il ruolo di Segretario generale Onu. Quello attuale, l’ex premier portoghese Antonio Guterres, scade il prossimo 31 dicembre. Se eletta, Grynspan sarebbe la prima donna nella storia a guidare le Nazioni Unite.
I candidati in lizza e le ambizioni deluse
Ai blocchi di partenza nei mesi scorsi si erano presentati sette candidati al ruolo di Segretario generale Onu. Da fine luglio il Consiglio di sicurezza ha cominciato a «sgrossare la lista» tramite le votazioni a scrutinio segreto con cui i Paesi che vi siedono possono indicare il loro orientamento: nei cosiddetti straw poll esprimono un giudizio – «incoraggia», «scoraggia» o «nessuna opinione» – su ciascun candidato. I voti più pesanti sono ovviamente quelli dei cinque Paesi con seggio permanente e diritto di veto in Consiglio di sicurezza: Stati Uniti, Cina, Russia, Francia e Gran Bretagna. I primi round di voto hanno già fornito indicazioni importanti. Risultato, i due volti probabilmente più noti al pubblico mondiale hanno visto le loro ambizioni deluse: l’ex presidente del Cile e poi Alta commissaria Onu per i diritti umani Michelle Bachelet si è ritirata dalla corsa a settembre dopo aver riscontrato lo scarso consenso raccolto. Quanto a Rafael Grossi, il diplomatico argentino che dal 2019 dirige l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea), veleggia tra il terzo e quarto posto nel sostegno raccolto: meno di quanto avrebbe probabilmente auspicato, anche se non abbastanza per metterlo del tutto fuori dalla corsa.
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Il balzo di Rebeca Grynspan
Ridotte al lumicino le speranze di gloria di Macky Sall (ex presidente del Senegal), Olara Otunnu (ex diplomatico ugandese) e Maria Fernanda Espinosa (ex ministra degli Esteri dell’Ecuador) e Ivonne A-Baki (anch’essa diplomatica dell’Ecuador), le due candidate più forti affermatesi nei diversi straw poll sono Rebeca Grynspan e Carolyn Rodrigues-Birkett, 52 anni, già ministra degli Esteri del Guyana e poi dirigente della Fao. Nella quarta votazione segreta svoltasi martedì al Palazzo di Vetro però, come rivelato dal sito 1 for 8 billion, Grynspan è balzata nettamente in testa ai consensi all’interno del Consiglio di Sicurezza. L’economista del Costa Rica ha raccolto infatti ben 10 “incoraggiamenti”, 3 “scoraggiamenti” e 2 “no opinion”. Già nel primo straw poll tenuto il 30 luglio Grynspan aveva ottenuto 10 incoraggiamenti su 15 voti. Impossibile al momento sapere se tra i tre Paesi che conservano riserve su di lei vi sia qualcuna tra le grandi potenze che potrebbero col diritto di veto bloccarne la strada.
Le credenziali di Grynspan e i dubbi Usa
«Rebeca Grynspan è un’eccellente candidata, è stata ministra di prima fascia nel suo Paese, conosce bene l’Onu e tutti i principali dossier geopolitici», commenta con Open Jafar Javan, già direttore dello Staff College dell’Onu e oggi docente alla IE University di Madrid. È chiaro però, aggiunge, che per arrivare alla “incoronazione” finale Grynspan ha bisogno di assicurarsi il sostegno dei cinque Paesi che hanno diritto di veto. Nei mesi scorsi Donald Trump aveva fatto capire di non essere entusiasta di nessuno dei candidati ufficialmente in lizza, lasciando filtrare al New York Post una «pazza idea» delle sue: insediare al vertice dell’Onu il presidente della Fifa Gianni Infantino. Una suggestione che tale è rimasta, a maggior ragione viste le grane in cui è poi finito Infantino. Ma l’ipotesi che avanza Javan è che la 70enne costarichegna debba ancora lavorare per assicurarsi il sostegno degli Usa. Difficile pensare Francia e Regno Unito potrebbero palesare remore su un profilo così solido, che permetterebbe all’Onu di rompere il soffitto di cristallo (o meglio, di Vetro) dopo nove Segretari generali uomini su nove dal 1946. Quanto a Russia e Cina, non hanno mai proferito verbo su di lei.
Trump, Xi e lo spettro di un candidato «a sorpresa»
La strada non è ancora del tutto spianata per Grynspan, ma lo scorrere del tempo e dei round di voto al momento gioca a suo favore. «Leggiamo qua e là della possibilità ventilata di candidati a sorpresa che potrebbero inserirsi nella corsa, e i nomi che filtrano sembrano tutti graditi agli Usa», riflette ancora Javan. Ma per avere un Segretario generale operativo dal 1° gennaio 2027, la scelta andrà chiusa «entro il mese di novembre, quindi o trovano un profilo molto noto e lo lanciano a breve, oppure sarà molto difficile». Presto i Paesi che contano al Consiglio di sicurezza dovranno uscire allo scoperto e far capire se sono davvero pronti a sostenere Rebeca Grynspan – la nomina deve poi essere approvata dall’Assemblea generale – o vogliono metterle i bastoni tra le ruote. In quel caso spetterebbe ai leader – Donald Trump e Xi Jinping su tutti – trovare una via d’uscita accordandosi su un altro nome, che sia uno di quelli rimasti «nell’ombra» per ora tra i candidati o uno a sorpresa.

Rebeca Grynspan e l’Onu da rilanciare
Di certo la scelta di una donna finalmente alla guida dell’Onu sarebbe una carta per provare a rilanciare un’organizzazione quanto mai in difficoltà, incapace tra i veti incrociati delle grandi potenze di prevenire o risolvere le guerre che lacerano il mondo. Secondo un sondaggio diffuso martedì dalla UN Foundation, il 61% dei cittadini vorrebbe una Segretaria generale donna. Il premier spagnolo Pedro Sanchez la scorsa settimana lo ha chiesto pubblicamente, e così pure la vicepresidente della Commissione Ue Teresa Ribera. «È tempo che accada», si schiera convinto anche Javan: dopodiché è chiaro che per avere successo in un contesto difficilissimo la persona scelta «dovrà avere soprattutto ottime credenziali. L’Onu manca in azione in molti posti e c’è un evidente calo di fiducia nelle sue funzioni tra gli Stati del mondo: va riformata e sburocratizzata, e al contempo deve diventare più proattiva». E la soluzione per provare a farlo potrebbe essere ora proprio sotto il naso dei governi.
In copertina: Rebeca Grynspan, candidata Segretaria Generale Onu – Ginevra, 22 ottobre 2025 (Ansa/Epa – Martial Trezzini)

