L’ultima di Crisanti: lascia il Pd per salvare Rifondazione dalla raccolta firme del Melonellum. Il piano con gli autonomisti friulani
Alla fine, il senatore cercato da Rifondazione comunista per aggirare la stretta sulla raccolta delle firme imposta dalla nuova legge elettorale voluta dal centrodestra arriverà dal Partito democratico. E non si tratta di un nome qualunque: è Andrea Crisanti, il microbiologo eletto con i dem nel 2022, che ha già lasciato il gruppo parlamentare del Pd a Palazzo Madama. E’ lui il protagonista dell’operazione studiata per consentire al partito di Maurizio Acerbo di ottenere uno sconto sulle migliaia di sottoscrizioni necessarie per presentare le liste alle prossime elezioni politiche.
Una mossa simile a quella già messa a segno al Senato dai socialisti di Enzo Maraio e da Progetto Civico Italia di Alessandro Onorato, che hanno ottenuto una componente del Misto grazie al senatore Luigi Nave, eletto con il Movimento 5 Stelle. Il passaggio dovrebbe avvenire attraverso il Patto per l’Autonomia, una formazione autonomista del Friuli Venezia Giulia che potrebbe costituire una componente dichiarando di rappresentare anche Rifondazione. Una manovra sulla quale, secondo quanto risulta a Open, si starebbero completando proprio in queste ore gli adempimenti formali.
Crisanti ha già lasciato il Pd
Il primo step, intanto, è già avvenuto. Crisanti, come risulta dal sito del Senato, ha cessato di appartenere al gruppo del Partito democratico il 21 ottobre e dal giorno successivo risulta iscritto al Misto. La destinazione finale, secondo quanto apprende Open, sarebbero però gli autonomisti del Friuli Venezia Giulia che, a loro volta, dovrebbero dichiarare di rappresentare anche il Partito della Rifondazione comunista.
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L’accordo con gli autonomisti friulani
Per comprendere il meccanismo, bisogna guardare all’articolo 14 del Regolamento del Senato. A differenza della Camera, dove per costituire una componente ordinaria del Misto occorrono almeno tre deputati, Palazzo Madama non prevede un numero minimo di senatori. Richiede però che la componente rappresenti un partito dotato di determinati requisiti elettorali, tra cui l’elezione di propri rappresentanti alle consultazioni regionali svoltesi durante la legislatura.
Ed è qui che entra in gioco il Patto per l’Autonomia. La formazione friulana, guidata da Massimo Moretuzzo, dispone infatti di una propria rappresentanza nel Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, ottenuta alle elezioni del 2023, quando conquistò quattro seggi. Un requisito che potrebbe consentirle di costituire una componente del Misto al Senato. L’obiettivo dell’operazione è chiaro: lanciare un salvagente a Rifondazione, che non dispone di propri parlamentari.
Resta tuttavia il nodo giuridico da sbrogliare. Carte alla mano, se infatti i requisiti elettorali possono costituire il presupposto per ottenere il riconoscimento, non è altrettanto automatico che la dichiarazione di rappresentanza di Rifondazione consenta al Prc di beneficiare della riduzione delle firme per presentarsi autonomamente alle elezioni.
Il precedente della festa di Rifondazione e la scadenza di domani
Il nome di Crisanti, del resto, non è nuovo negli ambienti di Rifondazione. Lo scorso 27 agosto il senatore, ancora esponente del Pd, aveva partecipato alla festa nazionale del partito a Limena, nel Padovano. Il tempo, intanto, sta per scadere. La nuova legge elettorale, approvata definitivamente l’8 ottobre e promulgata il giorno successivo, entrerà in vigore domani, sabato 24 ottobre.
Il testo prevede che, per la prima applicazione della riforma, i requisiti necessari a beneficiare della raccolta firme ridotta debbano già sussistere alla data di entrata in vigore. Per i partiti senza rappresentanza parlamentare qualificata, le sottoscrizioni richieste salgono infatti dalle precedenti 1.500-2.000 a 6.000-7.000 per collegio plurinominale. Chi riesce a costituire un gruppo o una componente parlamentare con i requisiti previsti può invece continuare a raccoglierne soltanto 1.500-2.000.
È questa la ragione della corsa ai parlamentari, che nelle ultime settimane ha coinvolto diverse formazioni minori. Da Alessandro Onorato a Cateno De Luca, passando per Riccardo Magi che, dopo il niet di Pd e M5S, anticipato da Open, ha trovato il sostegno di Aboubakar Soumahoro e Bruno Tabacci per un gruppo autonomo alla Camera. Il leader di +Europa ha annunciato ieri di aver depositato la richiesta per il nuovo gruppo «Più Europa-Centro Democratico-Stati Uniti d’Europa», composto da cinque deputati: oltre a lui, Benedetto Della Vedova, Luca Pastorino, e appunto, Tabacci e Soumahoro. Se autorizzato dall’Ufficio di presidenza della Camera, il gruppo consentirebbe a Magi di proseguire la battaglia contro le nuove norme tentando un ricorso alla Consulta.

