Albania in piazza contro Edi Rama: guerriglia a Tirana, petardi e molotov contro la polizia – Il video
Migliaia di persone hanno partecipato sabato a Tirana ad una nuova manifestazione contro il governo guidato da Edi Rama, sfociata in duri scontri con la polizia. Da giorni nel Paese si susseguono le proteste dei gruppi di studenti, mentre a convocare i seguaci in piazza oggi è stata anche l’opposizione di centrodestra guidata dall’ex premier Sali Berisha. In serata Piazza Scanderbeg, nel centro di Tirana, si è trasformata in un vero e proprio campo di battaglia fra la polizia e alcune centinaia di manifestanti. I più esagitati hanno lanciati petardi oltre e pioggia di bombe molotov e fuochi d’artificio verso le forze dell’ordine, che hanno risposto con getti di idranti, gas lacrimogeni e proiettili di gomma. Un tentativo d’assalto alla sede del Comune è fallito, mentre fiamme sono state appiccate alla sede del ministero dell’Ambiente. Dopo essere stati respinti dai luoghi del potere, i manifestanti si sono poi ritirati su altre strade della città dando fuoco ai cassonetti di immondizia per ostacolare i mezzi della polizia.
Le proteste in Albania: da dove nasce il malcontento
Il malcontento di una parte della popolazione in Albania è esploso da giugno, inizialmente contro un progetto di resort di lusso legato al genero di Donald Trump, Jared Kushner. La «rivoluzione dei fenicotteri» ha poi lasciato spazio in autunno a una nuova ondata di proteste, legata a questioni d’interesse generale più simili a quelle che animano le proteste in Francia e Italia: le condizioni disastrose in cui versano scuole e università, la disoccupazione, l’inflazione e la corruzione. I manifestanti chiedono le dimissioni di Edi Rama, il primo ministro socialista ma in ottimi rapporti con Donald Trump e Giorgia Meloni in carica dal 2013. Lui ha ribadito costantemente di non prendere neppure in considerazione l’idea: «I governi si cambiano mediante elezioni democratiche», è la sua linea.
Il bilancio degli scontri e la nuova manifestazione
«C’è molta rabbia», ha dichiarato all’Ansa l’attivista Sidorela Vatnikaj, definendo il movimento una “rivoluzione“. «Non è solo una questione che riguarda gli studenti – ha spiegato -. Non si tratta soltanto di battaglie ambientaliste… È una questione che attiene ai diritti e allo stato di diritto». Dopo gli scontri di questo sabato, decine di manifestanti sono stati fermati e oltre 300 persone – tra dimostranti e agenti di polizia – sono rimaste ferite. Gli organizzatori comunque non mollano: hanno già indetto nuove proteste per domenica, a partire dalle ore 12.

