Napoli, il liceo distrutto dai suoi stessi alunni durante l’occupazione. L’amarezza del preside: «Avverto un sonno delle famiglie…» – Il video
«La scena era impressionante. Sono stati danneggiati arredi e attrezzature, si è tentato di spaccare un pianoforte, sono stati distrutti computer e 3 o 4 lavagne interattive. Sono stati rubati strumenti tecnologici e le quote pagate per il cineforum. Per bonificare e ripristinare gli ambienti ho chiamato una ditta specializzata: spesa intorno ai 10 mila euro. E resta ancora da quantificare il resto dei danni». Queste le parole a Repubblica di Stefano Zen, preside del liceo Mazzini di Napoli. A vandalizzare l’istituto, tra i ragazzi, anche 30 studenti del plesso, riconosciuti nei video. «Quanto accaduto non può essere liquidato come una normale protesta studentesca. I danni, la distruzione di oggetti e i comportamenti documentati impongono una riflessione seria», spiega alla testata.
I fatti e le indagini
L’istituto al Vomero è stato danneggiato durante l’occupazione. Gli studenti che occupavano il liceo si sarebbero allontanati dopo l’irruzione. Ma è una versione dei fatti, precisa la testata, che non tutti condividono e sulla quale dovranno fare chiarezza gli investigatori. La presidenza ha formalizzato la denuncia per l’occupazione e le forze di polizia hanno già individuato diversi profili grazie alle registrazioni e ai filmati pubblicati sui social network. Spetterà ai singoli consigli di classe deliberare su sospensioni, voti di condotta e possibili bocciature davanti agli alunni coinvolti. «Non posso escludere il 5 in condotta», chiarisce il dirigente, precisando che non tutti i partecipanti all’occupazione hanno preso parte ai danneggiamenti. «Prove inoppugnabili che alcuni non si sono limitati all’occupazione, ma hanno devastato e distrutto. Ci sono anche comportamenti esibiti attraverso il web. È doveroso distinguere».
Il richiamo alle famiglie: «Il silenzio rischia di essere complicità»
La scuola resterà chiusa per i lavori di ripristino e le lezioni nella sede riprenderanno tra nove giorni. Al di là dell’emergenza materiale, a preoccupare il preside è il vuoto educativo e il disinteresse mostrato da molti genitori, convocati d’urgenza: «La scuola non è una caserma. Noi abbiamo compiti educativi, non di polizia. Hanno aperto gli occhi quando le abbiamo convocate. Non c’era attenzione per quanto succedeva dentro scuola. Avverto una sorta di sonno, una difficoltà a reagire. E il silenzio rischia di diventare complicità».

