Brescia, dopo 438 anni chiude lo storico negozio di tessuti del centro: «Il fast fashion ha cambiato il mondo della moda»
Il conto alla rovescia è partito su Facebook: ogni mattina un post per contare i giorni che mancano alla chiusura definitiva, dopo 438 anni di attività. Milani Tessuti, uno dei negozi più antichi della Lombardia. Il negozio di corso Goffredo Mameli abbasserà definitivamente la serranda il 31 dicembre. Una scelta dovuta alla crisi della sartoria e all’avanzata del fast fashion, ma anche alla trasformazione del centro storico di Brescia. A due anni dalla pensione, l’attuale titolare Giorgio Massenza Milani, che ha ereditato l’attività dal padre, ha deciso così di chiudere.
La storia del negozio
Come ricostruito dal Giornale di Brescia, la storia di Milani Tessuti attraversa più di quattro secoli ed è iniziata nel 1588. Prima di arrivare nell’attuale sede di corso Mameli, dove si è trasferita nei primi anni Duemila, l’attività aveva occupato altri locali del centro storico: dal 1923 si trovava in corsetto Sant’Agata e in precedenza era stata ospitata sotto i portici, di fronte alla chiesa di San Giovanni.
Nonostante da sempre il negozio sia noto per essere uno dei più antichi, con oltre 400 anni di storia, nell’elenco ufficiale delle attività storiche della Regione Lombardia, Milani Tessuti figura come negozio storico con anno di inizio attività 1925. E lo stesso anno compare anche nella documentazione urbanistica del Comune di Brescia dedicata alle botteghe storiche.
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Il fast fashion e l’addio agli abiti su misura
Nell’intervista al Giornale di Brescia, il titolare Giorgio Massenza Milani spiega che la principale ragione della chiusura è la trasformazione del mercato dell’abbigliamento. Il negozio ha continuato a puntare su tessuti di qualità, dalla lana alla seta, dal cotone alle altre fibre naturali, ma nel frattempo è progressivamente scomparsa la clientela che acquistava stoffe per far realizzare abiti su misura. Oggi, dice il titolare «si spendono 1.200 euro per un telefono, ma se chiedi 50 euro al metro per un tessuto ti guardano male».
Secondo il commerciante, le sarte sono sempre più anziane, le nuove generazioni si avvicinano raramente al mestiere e i consumatori hanno perso l’abitudine di investire in capi destinati a durare nel tempo. In più, il fast fashion ha modificato i prezzi, rendendo difficile sostenere un’attività specializzata nella vendita di tessuti di qualità.
Un tempo, racconta, il lunedì era riservato soprattutto alle sarte, che arrivavano ad acquistare stoffe per interi paesi. Il sabato, invece, era dedicato alle future spose, con appuntamenti individuali che potevano durare un’ora. Si lavorava così tanto che, dopo la chiusura serale, bisognava rimanere in negozio per riordinare i tessuti.
Attività tradizionali schiacciate dalle catene e dagli aperitivi
Ma per Giorgio Massenza Milani il problema non riguarda soltanto il settore tessile. A essere cambiato è anche il centro storico di Brescia, che negli anni ha progressivamente perso una parte delle attività commerciali tradizionali. Il commerciante descrive una città sempre più orientata alla ristorazione e al consumo serale di aperitivi, dove i negozi indipendenti hanno lasciato spazio alle grandi catene e ai locali.
A pesare, nella sua analisi, sono anche il costo dei parcheggi, la concorrenza degli outlet e la diffusione degli acquisti online, accelerata dalla pandemia.

