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Truffati dal Superbonus, l’ipotesi per salvare chi deve pagare senza colpe. Cantieri a metà e pratiche irregolari: dove sono e chi rischia di più

25 Ottobre 2026 - 09:47 Giovanni Ruggiero
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Il governo studia una strada alternativa alla riscossione secca per chi si ritrova vittima di lavori non conformi o lasciati incompleti. Casi che riguardano soprattutto chi vive in condominio. L'ipotesi rilanciata dal Sole 24 ore sullo scudo con l'imposta sostitutiva
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Per chiudere i conti con il fisco, chi ha incassato il Superbonus anche se non avrebbe potuto farlo, potrebbe restituire solo una parte dei soldi incassati. È l’ipotesi tornata sul tavolo del Governo, che l’aveva già valutata a febbraio nell’ambito del decreto Fiscale e ora la riprende dentro la legge di Bilancio. A ricostruirlo sono Giovanni Parente e Giuseppe Latour su Il Sole 24 Ore, che parlano di una norma pensata per liberare i proprietari degli immobili dalle responsabilità incolpevoli legate a irregolarità nell’uso dell’agevolazione che ha massacrato i conti pubblici e peserà inevitabilmente per i prossimi anni.

Perché il Governo ha riaperto il dossier sul Superbonus

Il problema per l’Agenzia delle Entrate è ormai conclamato soprattutto per i condomini, sempre più numerosi nei casi in cui l’agevolazione è stata percepita indebitamente. L’esecutivo vuole evitare una pioggia di recuperi a carico di cittadini che hanno agito in buona fede o che, in diversi casi, sono stati vittime di vere e proprie truffe. Pesa anche il timore di ripercussioni sociali sulle persone più fragili, già in difficoltà per il carovita. Con le regole attuali, peraltro, l’amministrazione finanziaria non ha alternative: deve recuperare i crediti d’imposta non spettanti.

Come funzionerebbe lo scudo con l’imposta sostitutiva

L’idea è rilanciare alcune proposte presentate nei mesi scorsi durante la conversione del decreto fiscale. Chi si trova in una posizione sanzionabile potrebbe regolarizzarla versando un’imposta sostitutiva calcolata sul beneficio incassato in modo irregolare. Sarebbe una specie di «scudo» per chiudere le pendenze e scongiurare i contenziosi. L’aliquota è ancora in fase di valutazione, in una manovra dove i margini finanziari sono ridottissimi. Alcune proposte avanzate per il decreto fiscale ipotizzavano un ravvedimento operoso speciale, ottenibile pagando un decimo del credito non spettante. Il nodo principale è proprio questo: come ogni sostitutiva, comporterebbe una rinuncia a entrate potenziali, visto che l’Erario perderebbe sanzioni e interessi. Un costo da pesare con attenzione, osserva il quotidiano, rispetto al rischio che molti cittadini ignari si ritrovino con un conto molto pesante da saldare.

Cantieri incompleti e lavori non conformi: chi rischia di più

Per misurare il potenziale del contenzioso basta un dato: i cantieri non completati legati al Superbonus sono migliaia in tutta Italia, concentrati soprattutto in Campania, Lazio e Lombardia. Per accedere all’incentivo era obbligatorio completare il percorso che portava al miglioramento di due classi energetiche. Chi non l’ha ottenuto, di fatto, non ha maturato il requisito essenziale per incassare la detrazione. Secondo le norme vigenti, a rispondere delle contestazioni delle Entrate è il cittadino, perché il Fisco può rivalersi sui beneficiari dei lavori, cioè i condòmini. Il conto può essere salato, perché l’Agenzia recupera l’importo del credito e applica anche sanzioni e interessi. Il problema non riguarda però solo chi ha lasciato le opere a metà, ma anche chi le ha concluse in modo ritenuto irregolare dall’amministrazione.

Sal, asseverazioni e foto di Google Maps: le contestazioni più frequenti

Tra i casi ricorrenti di questi giorni c’è anzitutto la formazione dei Sal, gli stati di avanzamento lavori. La cessione dei crediti era legata al raggiungimento di uno stato di avanzamento di almeno il 30 per cento. Secondo le Entrate, in alcuni Sal sarebbero stati conteggiati in modo illegittimo materiali e impianti consegnati in cantiere e fatturati, ma non ancora installati. Una modalità molto usata, quando le consegne ritardavano per la mole di lavori avviati in tutto il Paese. Altre contestazioni riguardano le asseverazioni, quando gli interventi non coincidono esattamente con la documentazione comunicata. Per verificare le difformità l’amministrazione usa anche strumenti nuovi, come il confronto con le foto di Google Maps, come già scritto dal quotidiano il 30 giugno. In questi casi per il committente scatta la decadenza dalle agevolazioni. Il rischio, secondo gli autori, è che la stagione del Superbonus si chiuda con una coda di contestazioni a migliaia di persone incolpevoli, spesso senza la liquidità per pagare le sanzioni. A complicare il quadro, un filone di sentenze di merito ribadisce la responsabilità dei condòmini, che restano titolari della detrazione e beneficiari finali delle agevolazioni.