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«Se non fosse stato schiacciato non sarebbe morto»: cosa dice la perizia sul decesso di Abderrahim Fakir a Bologna

27 Ottobre 2026 - 16:00 Marco Fedeli
Abderrahim Fakir, 43enne di origini marocchine morto a Bologna il 19 luglio 2026
La Procura ora dovrà decidere se archiviare l’indagine o formalizzare l’accusa di omicidio colposo per i due poliziotti responsabili del fermo e per i quattro soccorritori
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Lo schiacciamento del corpo di Abderrahim Fakir, morto nel quartiere Pilastro di Bologna il 19 luglio scorso durante l’intervento della polizia che lo ha trattenuto a terra nelle operazioni di fermo – come racconta Repubblica – è stato certamente una delle cause della sua morte. È quanto hanno stabilito i periti della Procura nella relazione sull’autopsia depositata ieri, 26 ottobre. La conferma arriva dagli stessi magistrati che si riuniranno il 28 ottobre per stabilire come procedere nell’inchiesta. I periti indicano anche l’assunzione di cocaina e le condizioni di salute generali come cause del decesso.

Cosa dice la perizia

«I periti – ha riferito all’AGI l’avvocato che assiste la famiglia di Fakir, Fabio Anselmo – hanno detto che l’asfissia è stata la causa vera della morte e gli è mancata l’aria perché è stato compresso, era agitato e aveva un bisogno di aria superiore determinato del fatto che aveva assunto cocaina e quindi si era ridotta la sua capacità respiratoria, ma se non fosse stato schiacciato queste ultime due condizioni non avrebbero portato alla morte».

A che punto sono le indagini

Sul caso, la Procura ha aperto un fascicolo con l’ipotesi di reato di omicidio colposo, e sono iscritti nel registro delle annotazioni preliminari (non formalmente indagati) i due agenti della polizia intervenuti nel fermo e i quattro soccorritori della Croce Rossa arrivati al Pilastro dove è morto Fakir. Entro il 19 novembre prossimo i pm dovranno stabilire se, e in che termini, procedere.

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