«Se non fosse stato schiacciato non sarebbe morto»: cosa dice la perizia sul decesso di Abderrahim Fakir a Bologna
Lo schiacciamento del corpo di Abderrahim Fakir, morto nel quartiere Pilastro di Bologna il 19 luglio scorso durante l’intervento della polizia che lo ha trattenuto a terra nelle operazioni di fermo – come racconta Repubblica – è stato certamente una delle cause della sua morte. È quanto hanno stabilito i periti della Procura nella relazione sull’autopsia depositata ieri, 26 ottobre. La conferma arriva dagli stessi magistrati che si riuniranno il 28 ottobre per stabilire come procedere nell’inchiesta. I periti indicano anche l’assunzione di cocaina e le condizioni di salute generali come cause del decesso.
Cosa dice la perizia
«I periti – ha riferito all’AGI l’avvocato che assiste la famiglia di Fakir, Fabio Anselmo – hanno detto che l’asfissia è stata la causa vera della morte e gli è mancata l’aria perché è stato compresso, era agitato e aveva un bisogno di aria superiore determinato del fatto che aveva assunto cocaina e quindi si era ridotta la sua capacità respiratoria, ma se non fosse stato schiacciato queste ultime due condizioni non avrebbero portato alla morte».
A che punto sono le indagini
Sul caso, la Procura ha aperto un fascicolo con l’ipotesi di reato di omicidio colposo, e sono iscritti nel registro delle annotazioni preliminari (non formalmente indagati) i due agenti della polizia intervenuti nel fermo e i quattro soccorritori della Croce Rossa arrivati al Pilastro dove è morto Fakir. Entro il 19 novembre prossimo i pm dovranno stabilire se, e in che termini, procedere.

