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Mario Adinolfi torna a casa, ma resta ai domiciliari. La decisione del giudice sul carcere: cosa aveva combinato per finire in cella

28 Ottobre 2026 - 12:38 Marco Fedeli
Mario Adinolfi, il giornalista è stato messo ai domiciliari nell'inchiesta tra le altre per truffa
Il giornalista e fondatore del Popolo della famiglia è indagato per truffa aggravata e continuata. Oltre che di esercizio abusivo dell'attività di raccolta del risparmio, abusivismo finanziario e omessa dichiarazione dei redditi. Il giro di scommesse collettive che organizzava dietro all'inchiesta che lo ha messo nei guai
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Lascia il carcere e torna ai domiciliari Mario Adinolfi, indagato a Roma per truffa aggravata e reati fiscali. A deciderlo è stato il gip di Roma, che ha accolto un’istanza presentata dagli avvocati difensori. Adinolfi era finito in carcere lo scorso 21 settembre dopo che la Procura aveva ottenuto un aggravamento della misura cautelare perché avrebbe utilizzato «con cadenza quasi quotidiana» i suoi profili social e avrebbe continuato a pubblicare la propria newsletter.

Quali sono le accuse contro Adinolfi

L’8 luglio Adinolfi è stato posto agli arresti domiciliari nell’ambito di un’indagine della procura di Roma in cui gli vengono contestati i reati di truffa, omessa dichiarazione dei redditi, esercizio abusivo dell’attività di raccolta del risparmio e abusivisismo finanziario. L’inchiesta riguarda la cosiddetta “Scommessa collettiva”, un sistema promosso sa Adinolfi a partire dal 2005 e pubblicato sui social in cui invitava i partecipanti a versare quote in un fondo comune destinato a scommesse sportive, a fronte della promessa di rendimenti fino al 40% annuo.

Perché gli erano stati negati i domiciliari

Nell’ordinanza cautelare il Gip ha ritenuto il concreto rischio di recidiva, descrivendo una condotta connotata da «sistematicità» e un’«evidente pervasiva pericolosità sociale» dell’indagato accresciuta dalla sua «esposizione mediatica». Da quanto emerso dall’inchiesta, Adinolfi si sarebbe rivolto anche a persone vulnerabili per condizioni di salute o finanziarie e avrebbe impiegato parte delle somme raccolte per i beni di lusso, tra cui imbarcazioni e per viaggi all’estero. Il 21 settembre la misura cautelare è stata aggravata e Adinolfi è stato trasferito in carcere per aver violato il divieto di utilizzare dispositivi di comunicazione, continuando ad aggiornare i suoi profili social e la propria newsletter.

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