Milano, parlava solo italiano e mostrava video di Lady Gaga senza spiegazioni: licenziata la prof d’inglese
Una professoressa di inglese che in classe parla quasi soltanto italiano. E che, quando decide di far ascoltare una canzone di Lady Gaga, sceglie un brano sulle violenze sessuali senza spiegare agli studenti di cosa si tratti. In una scuola media di Milano, un’insegnante con oltre trent’anni di carriera è stata licenziata per «incapacità didattica». La donna ha fatto ricorso, ma il Tribunale ha dato ragione all’istituto, condannandola anche a pagare circa 3.700 euro di spese legali. A raccontare la vicenda è il Corriere della Sera.
Il video di Lady Gaga e le domande senza risposta
A far precipitare la situazione è stata la proiezione di Till It Happens to You, una canzone del 2015 di Lady Gaga, tratta da un documentario sugli abusi sessuali nei college americani. Immagini forti e un testo complesso per una classe di ragazzi con meno di 14 anni. Gli alunni hanno chiesto spiegazioni, ma non le hanno ricevute.
«Si tratta sicuramente di un video non opportuno», hanno scritto gli ispettori ministeriali, precisando che i ragazzi avrebbero dovuto essere preparati ad affrontare il tema della violenza sessuale. E non era l’unico problema.
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Durante le lezioni, la docente utilizzava poco l’inglese, persino quando spiegava le regole grammaticali. Secondo le testimonianze raccolte, faticava a coinvolgere la classe e a seguire gli studenti con bisogni educativi speciali. Anche i voti riservavano qualche sorpresa: i criteri di valutazione venivano comunicati dopo le verifiche, anziché prima, e mancavano griglie prestabilite.
Le lamentele dei genitori e il licenziamento
La professoressa lavorava da dieci anni nello stesso istituto. Le segnalazioni di genitori e colleghi avevano spinto la preside a chiedere un’ispezione ministeriale, durata due mesi e con oltre dieci ore di lezioni osservate. Al termine degli accertamenti, il 10 luglio 2025, era arrivata la dispensa dal servizio.L’insegnante si è rivolta al Tribunale chiedendo di tornare in cattedra e di recuperare gli stipendi perduti. Ha difeso il proprio metodo, ricordando anche i buoni risultati ottenuti dai suoi alunni nei test nazionali.
I giudici, però, non le hanno dato ragione. Nella sentenza depositata il 12 ottobre 2026 hanno riconosciuto le «gravi mancanze didattiche» emerse durante l’accertamento. Non semplici scelte personali su come tenere una lezione, dunque, ma carenze che, secondo il Tribunale, le impedivano di svolgere adeguatamente il proprio lavoro. Il provvedimento non è una normale sanzione disciplinare: comporta l’allontanamento definitivo dall’insegnamento, senza passare per una sospensione. La sentenza è di primo grado e la professoressa potrà ancora presentare appello.

