Il prof picchiato a Torino dal 14enne, colpito anche da una sedia durante l’interrogazione. Parla il docente: cosa non si spiega
Prima i calci e i pugni, poi una sedia scagliata contro il professore. È finito in ospedale Bruno Vadalà, 52 anni, docente di meccanica aggredito oggi 28 ottobre da uno studente all’interno dell’istituto Carlo Grassi di Torino. Si tratterebbe di un quattordicenne che frequenta il secondo anno dell’istituto. L’attacco sarebbe avvenuto durante un’interrogazione, nella seconda ora di lezione. Il ragazzo avrebbe colpito il docente anche ai testicoli.
A chiamare il 112 è stato un collega dell’insegnante. Sul posto sono arrivati i carabinieri e i sanitari del 118. Il professore è stato trasportato in codice verde all’ospedale Giovanni Bosco. Ha riportato una frattura del naso, con prognosi di 30 giorni. Nel frattempo, lo studente è stato accompagnato in caserma per gli accertamenti. Secondo fonti interne alla scuola, il quattordicenne non aveva mai avuto problemi disciplinari. La dirigenza dovrà decidere quali provvedimenti prendere nei suoi confronti.
Il racconto del professore: «Cercavo di aiutarlo»
«Non c’è una causa scatenante, quindi se io non ti ho fatto niente, tutta questa violenza immotivata da dove viene fuori?», si chiede Vadalà. All’Ansa racconta che stava interrogando la classe sul calibro ventesimale e che il ragazzo era accanto a lui. «L’avevo anche cercato di aiutare, nel senso che come tutti i ragazzi non studiano tantissimo, e allora io ho detto, ma no dai, siediti, vedi che qualcosina la sai». Poi l’aggressione, di cui non si conoscono ancora le ragioni. Il docente stava decidendo quale voto assegnare. «Ha unito le due mani e mi ha tirato un pugno, cioè con le due braccia unite». Un colpo improvviso, che lo ha fatto cadere. «Io non l’ho neanche visto arrivare perché stavo scrivendo. Mi sono messo la mano sul naso perché vedevo che gocciolava del sangue, e lui, mentre ero in terra, mi ha tirato una sedia in testa». In classe c’erano anche gli altri studenti, rimasti spaventati dalla scena.
Il professore dice di essere più dispiaciuto che scosso. E non pretende nemmeno le scuse della famiglia. «Mi auguro che venga fatto qualcosa per il ragazzo, per fargli capire che ha sbagliato e che non ci si comporta in questo modo». Poi aggiunge: «Io sono tranquillo, il mio dovere l’ho fatto, sono nel giusto, spero che i genitori vadano a fondo e vedano un pochettino come possano aiutarlo».

