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Pma per tutte, raccolte oltre 50mila firme: la legge d’iniziativa popolare arriva alle Camere (e dovrà essere discussa). Cosa succede ora

28 Ottobre 2026 - 14:39 Ettore Ambrosi
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L’iniziativa popolare promossa dall'associazione Luca Coscioni punta ad abbattere gli ultimi paletti della legge 40: accesso consentito anche a donne single e coppie di donne, superamento del solo criterio dell’infertilità e via libera alla ricerca scientifica sulle staminali embrionali. Gallo: «I diritti non possono restare in attesa della politica»
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La campagna «Pma per tutte» ha raggiunto e superato la soglia delle 50mila firme necessarie per depositare in Parlamento una proposta di legge di iniziativa popolare. A metà novembre il testo verrà consegnato ufficialmente alle Camere con l’obiettivo di superare i divieti ancora imposti dalla legge 40 del 2004 e garantire l’accesso alla procreazione medicalmente assistita anche alle donne single e alle coppie formate da due donne. La mobilitazione, avviata lo scorso 11 giugno dall’associazione Luca Coscioni insieme a oltre 50 sigle, ha visto la partecipazione di più di 800 volontari impegnati nei banchetti di 30 città italiane e una raccolta digitale affiancata da videoappelli che hanno totalizzato oltre due milioni di visualizzazioni sui social.

La mobilitazione e le voci dell’associazione Coscioni

Le iniziative nelle piazze andranno avanti fino al 31 ottobre per rafforzare ulteriormente il pacchetto di adesioni prima del deposito formale a Roma. «Oltre cinquantamila persone hanno scelto di agire per un diritto che oggi molte donne sono costrette a esercitare all’estero – ha osservato Francesca Re, coordinatrice della campagna – continuiamo a raccogliere firme e a partecipare alla mobilitazione nelle città italiane fino al 31 ottobre e poi porteremo questa proposta in Parlamento».

«Ora chiediamo al Parlamento di fare la propria parte»

Un monito chiaro alla maggioranza e all’opposizione arriva dalla segretaria nazionale dell’associazione Luca Coscioni, Filomena Gallo: «Cinquantamila firme sono cinquantamila persone che hanno scelto di non aspettare più. La storia della legge 40 dimostra che i diritti sono avanzati grazie a chi ha avuto il coraggio di rivolgersi ai tribunali e alla Corte costituzionale. Ora chiediamo al Parlamento di fare la propria parte. Dopo il deposito, dovrà confrontarsi con questa proposta, discuterla e pronunciarsi nel merito». Gallo ha inoltre ribadito che la pressione politica continuerà anche oltre il passaggio formale: «L’iniziativa legislativa popolare è un diritto costituzionale, non una formalità da archiviare. Continueremo a mobilitarci anche dopo il deposito, perché questa battaglia riguarda la libertà di scelta, l’uguaglianza e la qualità della nostra democrazia. Ora il Parlamento discuta la proposta e si assuma la responsabilità di decidere. Perché i diritti non possono restare in attesa della politica».

Cosa prevede la proposta

Nel quadro normativo odierno, la legge 40 riserva le tecniche di fecondazione assistita solo alle coppie eterosessuali maggiorenni, unite in matrimonio o conviventi, in età fertile e con una diagnosi accertata di sterilità o infertilità. Un perimetro ristretto che esclude un’ampia platea di aspiranti genitori, spingendo ogni anno migliaia di donne a rivolgersi a strutture sanitarie estere per completare i percorsi riproduttivi o accedere alla fecondazione eterologa.

Il testo di iniziativa popolare si fonda invece sull’idea che diventare genitori sia una scelta personale che il servizio sanitario pubblico deve tutelare garantendo a tutti un accesso equo e sicuro. La proposta estende la PMA a tutte le donne maggiorenni, sia single che in coppia anche dello stesso sesso, eliminando le disparità e includendo chiunque ne abbia necessità su indicazione medica, superando il concetto restrittivo della sola infertilità patologica. Parallelamente, il disegno di legge introduce la depenalizzazione della ricerca scientifica, autorizzando la sperimentazione e lo studio clinico sulle cellule staminali embrionali per indagare la medicina rigenerativa e le malattie genetiche rare, provvedendo al contempo ad armonizzare l’apparato sanzionatorio della normativa per renderlo conforme a queste nuove aperture.

L’iter atteso alle Camere

Una volta formalizzato il deposito, la parola passerà all’esame dei parlamentari. Se il testo verrà incardinato al Senato scatterà l’obbligo regolamentare di assegnarlo alla commissione competente per avviare la discussione di merito, pur senza alcun vincolo di approvazione finale dell’aula. Le Camere manterranno la facoltà di emendare l’articolato, modificarne i contenuti o accorparlo ad altre iniziative legislative senza adottarlo per forza come testo base. A differenza dei disegni di legge ordinari, tuttavia, le proposte di legge di iniziativa popolare godono del vantaggio di non decadere con la conclusione della legislatura, restando formalmente valide e incardinate anche per i parlamenti successivi.

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