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Il taglio dell’Irpef e i soldi in più in busta paga: «Niente a chi guadagna meno di 50 mila euro»

30 Ottobre 2026 - 06:36 Alessandro D’Amato
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Secondo i dati del Mef 22,2 milioni di lavoratori su un totale di 24,1 e 13,4 milioni di pensionati su un totale di 14,5 sono sotto la soglia dei 50 mila euro di reddito. In entrambi i casi oltre il 92% del totale
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Con il taglio dell’Irpef in busta paga chi guadagna fino a 55 mila euro avrà fino a 500 euro in più all’anno. Per un costo di 1,2 miliardi. Secondo i dati del Mef avranno benefici i 603 mila contribuenti che si trovano nella fascia di reddito 50-55 mila euro più tutti quelli che ne beneficiano a cascata: fino a 3,28 milioni di italiani. Di questi 1,9 sono dipendenti e 1,15 pensionati. Ma qual è il risparmio in busta paga? La Stampa pubblica una serie di simulazioni del sindacato Uil.

Il taglio dell’Irpef e i soldi in più in busta paga

L’estensione del secondo scaglione Irpef a 55 mila euro regala un alleggerimento fiscale massimo di 500 euro annui, come calcolato dal Sole 24 Ore. La simulazione del Servizio politiche fiscali della Uil, i cui calcoli sono al netto di detrazioni, deduzioni, addizionali regionali e comunali, stima un guadagno nullo fino a 50 mila euro annui. Le aliquote ordinarie restano il 23% fino a 28 mila euro, il 33% sulla quota oltre 28 mila e fino a 50 mila. L’esempio è quello di un dipendente di un ristorante con reddito imponibile annuo di 32 mila euro. Oggi versa un importo di Irpef pari a 7.760 euro e, nel 2027, non avrà alcun beneficio. Lo stesso vale per un funzionario che ne guadagna 40 mila e continuerà a vedersi applicate le stesse due aliquote progressive.

Taglio dell’Irpef in busta paga: la simulazione della Uil (La Stampa, 30 ottobre 2026)

Le soglie di reddito

Quando il reddito arriva a 51 mila euro la quota di imponibile fiscale è pari a mille euro. Il beneficio fiscale è di 100 euro annui. Un impiegato di un’azienda informatica con 53 mila euro di reddito annuo passerà a versare dai 14.990 euro odierni a 14.690 euro: 300 euro in meno. Chi ha invece 55 mila euro arriva a 500. Su 13 mensilità il risparmio è di 7,7 euro al mese fino a 51 mila euro annui. 23,10 euro per chi arriva a 53 mila. E 38,50 euro per chi arriva a 55 mila euro. Su dodici mensilità, il guadagno maggiore sfiora i 42 euro al mese. I redditi superiori invece continueranno ad avere l’aliquota al 43%. Quindi si dovranno accontentare dei 500 euro.

La Cgil

«Al 92% di lavoratori e pensionati questa Manovra non dà alcuna risposta», dice il segretario confederale della Cgil Christian Ferrari. E fa un esempio: «Un professionista benestante con un reddito lordo da 100 mila euro pagherà, nel 2027, 8.658 euro di Irpef. Un lavoratore dipendente con un reddito da 51 mila euro lordi ne pagherà 14.030. Pur percependo la metà, avrà un’imposta quasi doppia. Il primo risparmierà circa 10 mila euro l‘anno, il secondo 100 euro. L’autonomo sarà completamente esentato dalle addizionali locali, il dipendente continuerà a pagare in media 1.428 euro per finanziare i servizi pubblici regionali e comunali. Questo sarà l’effetto dell’estensione della flat tax e dell’abbattimento Irpef, che costerà circa 1,3 miliardi a fronte di un drenaggio fiscale che nel 2026 sta costando 4,5 miliardi a lavoratori e pensionati».

22 milioni senza sostegno

Secondo i dati del Mef 22,2 milioni di lavoratori su un totale di 24,1 e 13,4 milioni di pensionati su un totale di 14,5 sono sotto la soglia dei 50 mila euro di reddito. In entrambi i casi oltre il 92% del totale. «Per questa enorme platea di persone che vive di reddito fisso, drammaticamente eroso dall’inflazione e dal fiscal drag (tra il 2022 e il 2025 chi vive di salario o di pensione ha già pagato oltre 30 miliardi di euro di Irpef non dovuta), la Manovra non prevede alcun sostegno sostanziale», afferma Ferrari.

Le pensioni

«Se dovessero essere confermate le indiscrezioni sull’ennesimo taglio alla perequazione delle pensioni, il quadro sarebbe completo: una Manovra di bilancio che impoverisce ancora di più le persone che rappresentiamo. Se tutto questo non bastasse, c’è anche la scelta, dissennata, di indebitare ulteriormente il Paese per incrementare la spesa militare di 14,4 miliardi nei prossimi due anni. Per avere un termine di paragone, nel 2027 alla sanità saranno destinati 3,4 miliardi».