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Sciopero generale, cosa rischia chi sfida la precettazione di Salvini: multe fino a mille euro se non si rispetta l’ordinanza

29 Ottobre 2026 - 15:58 Gianluca Brambilla
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I lavoratori dei trasporti che si asterranno dal lavoro rischiano una sanzione fino a mille euro. L'Usb: «Ordinanza illegittima, in piazza anche per riconquistare il diritto di sciopero»
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Lo sciopero proclamato dai sindacati di base per venerdì 30 ottobre si farà e potrebbe riguardare il settore dei trasporti, nonostante lo stop intimato dal governo. Come accaduto già altre volte negli ultimi anni, il ministro Matteo Salvini ha ordinato la precettazione dell’agitazione sindacale. In altre parole: per chi lavora nei trasporti lo sciopero sarà illegittimo. «Un’ordinanza che riteniamo illegittima e a cui come Unione Sindacale di Base non intendiamo sottostare», ha sùbito risposto l’Usb, confermando l’astensione dal lavoro anche per i lavoratori del settore precettato. Questa presa di posizione, però, porta con sé un rischio: sia per il sindacato, che andrebbe incontro a una sanzione, sia per i singoli lavoratori dei trasporti che decideranno di aderire alle manifestazioni di piazza contro il carovita, il riarmo e le politiche del governo Meloni.

Perché Salvini ha precettato lo sciopero

La precettazione dello sciopero di venerdì 30 ottobre era stata raccomandata dalla Commissione di garanzia per gli scioperi, ossia l’autorità che vigila sul rispetto delle norme relative al diritto di sciopero. Per consuetudine, in Italia esiste una «franchigia», ossia un periodo in cui generalmente non è consentito scioperare, e che riguarda anche i giorni precedenti e successivi alla festa di Ognissanti (1° novembre). «Da oltre trentacinque anni, la legge 146/90 ingabbia il conflitto con franchigie, vincoli e sanzioni, fino a rendere sempre più difficile organizzare uno sciopero capace di incidere davvero», ha protestato l’Usb dopo la nota del Garante per gli scioperi.

Cosa rischia l’Usb

La precettazione del ministero dei Trasporti non ha fatto desistere i sindacati di base, che hanno confermato lo sciopero e si sono detti pronti a sostenere l’onere delle sanzioni. L’articolo 9 della legge 146/1990 prevede per le organizzazioni sindacali che non ottemperano all’ordinanza una multa che va da un minimo di 2.500 a un massimo di 50mila euro per ogni giorno di mancata ottemperanza. «La minaccia delle sanzioni non può chiudere la battaglia politica e sindacale per riconquistare il diritto di sciopero: Usb la porterà avanti già con la scelta di non accettare la delibera della commissione prima e dell’ordinanza del ministro dopo», si legge in un comunicato dei sindacati di base.

Per i lavoratori che “sfidano” la precettazione una multa da 500 a 1.000 euro

Ma a rischiare non è solo il sindacato. La stessa legge 146 del 1990 stabilisce le sanzioni anche per i singoli lavoratori che non rispettano le disposizioni contenute nell’ordinanza di precettazione. Nel loro caso, la multa va da 500 a 1.000 euro per ogni giorno di mancata ottemperanza, con l’importo che varia in base alla gravità dell’infrazione e alle condizioni economiche dell’interessato. A questo si aggiunge il fatto che le ore di sciopero non vengono retribuite, mentre non esistono basi legali per giustificare provvedimenti disciplinari da parte dell’azienda o licenziamenti.

L’Usb ha fatto sapere che offrirà assistenza legale a tutti i suoi iscritti che decideranno di “sfidare” la precettazione, ma le eventuali multe resterebbero comunque a carico dei lavoratori. «Stiamo provvedendo a informare tutti i lavoratori e lavoratrici del comparto delle sanzioni individuali previste in questo caso, che sono molto pesanti, coscienti delle difficoltà che questo comporterebbe alle categorie ma permettendo – conclude il comunicato dei sindacati di base – che ogni Lavoratrice e ogni Lavoratore deve poter scegliere con piena consapevolezza e trasparenza».

Foto copertina: ANSA/Cesare Abbate

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