‘Ndrangheta, arrestato il sindaco che stava con gli agricoltori: «Ci costituiamo tutti»
Operazione anti ‘ndrangheta stamani dei carabinieri del Ros e del Comando provinciale di Cosenza che hanno arrestato 41 persone, di cui 24 in carcere e 17 ai domiciliari. Tra questi anche Flavio Stasi, sindaco di centrosinistra di Corigliano-Rossano. Il provvedimento, emesso dal Gip di Catanzaro su richiesta della Dda, ipotizza, a vario titolo, i reati di associazione mafiosa, omicidio, detenzione e porto di armi, estorsione, rapina, furto, intestazione fittizia di beni, procurata inosservanza di pena, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, aggravati da metodo o finalità mafiose, nonché patto elettorale politico mafioso.
Stasi e gli agricoltori
Tra gli arrestati c’è pure il boss Damiano Pepe, ferito nei giorni scorsi in un agguato e ricoverato nell’ospedale di Cosenza. Tra gli indagati compare anche la partner del boss, Silvana Sibarelli, rimasta uccisa nello stesso agguato di alcuni giorni fa. Il sindaco di Corigliano-Rossano alla fine di ottobre si era schierato con gli agricoltori calabresi che protestavano per l’aumento del prezzo del gasolio. «Se gli agricoltori che protestano pacificamente e dignitosamente vengono trattati da criminali dal governo, allora la risposta sarà che ci costituiamo tutti, con la stessa dignità e decisione degli agricoltori. Noi siamo stati al loro fianco non per solidarietà, ma per sostegno politico. Dopo questa ignobile campagna di sospetto, siamo ancora più convinti di restare al loro fianco», aveva detto Stasi.
Le infiltrazioni criminali
E ancora: «La sequela di dichiarazioni squinternate da parte di ministri ed altri esponenti del governo su presunte infiltrazioni criminali tra gli agricoltori del Mezzogiorno dimostrano il distacco dalla realtà del centrodestra e la totale incapacità di gestire i problemi dei settori produttivi. Ho queste persone in quasi tutti i presidi della Provincia, le ho guardate negli occhi. Altro che criminali: ho visto la disperazione di chi lavora dall’alba e non riesce più a coprire le spese. Questa gente meritava attenzione mediatica e rispetto istituzionale, non ignobili insinuazioni. Sentire ministri evocare genericamente infiltrazioni, casellari giudiziari o affermazioni come ‘non siamo a Bolzano‘, palesemente discriminatori nei confronti del Sud, è intollerabile».

