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«Cani robot da 70mila euro? Siamo alla fantascienza pagata coi soldi dei contribuenti». La polemica del consigliere veneto di Futuro Nazionale

30 Ottobre 2026 - 11:38 Marco Fedeli
Iniziativa della Regione Veneto dei cani robot contro i lupi
Le parole di Stefano Valdegamberi contro l'iniziativa della Regione Veneto per la tutela delle malghe
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«Settantamila euro per un cane robot che dovrebbe tenere lontani i lupi. Siamo alla fantascienza pagata con i soldi dei contribuenti. La Regione Veneto spieghi ai cittadini quale sia l’effettiva utilità di questi dispositivi e quali risultati concreti abbiano prodotto». Sono le parole, affidate a una nota, del consigliere regionale di Futuro Nazionale Stefano Valdegamberi che esprime così il proprio sostegno alla richiesta dell’Associazione nazionale per la Tutela dell’ambiente e della Vita rurali di sospendere il progetto Heimat per contrastare il problema dei lupi nelle malghe in Veneto, e di rendere pubblici i risultati delle sperimentazioni.

Cani robot da 70mila euro

Secondo i dati diffusi dall’associazione, il progetto prevede finanziamenti per oltre 287mila euro tra Regione Veneto e Università di Sassari, mentre il singolo cane robot costerebbe circa 70mila euro. Ricorda Valdegamberi: «Sono cifre importanti, che impongono una domanda semplice: questi dispositivi funzionano davvero oppure stiamo finanziando un costoso esperimento tecnologico senza risultati dimostrati? Un robot che deve affrontare fango, gelo, pendenze e maltempo, con autonomia limitata e costi di manutenzione, può davvero rappresentare una soluzione efficace per le malghe? E mentre in Toscana si organizzano percorsi formativi per operatori specializzati nella gestione dei grandi carnivori, in Veneto dobbiamo ancora capire quale sarà la strategia concreta per affrontare il problema dei lupi e tutelare gli allevatori» conclude.

La richiesta del consigliere regionale di sospendere il progetto

E il consigliere regionale di Futuro Nazionale prosegue: «La Regione sembra avere una risposta tecnologica per tutto, ma gli allevatori hanno bisogno di protezione concreta, non di annunci spettacolari. La montagna non è un laboratorio di fantascienza e i soldi pubblici non sono un giocattolo da spendere inseguendo l’ultima moda tecnologica. Per questo condivido la richiesta dell’associazione: sospendere il progetto, pubblicare i risultati delle prove effettuate e verificare l’effettiva utilità delle risorse impiegate. Perché le malghe si difendono con soluzioni efficaci, non con costosi esperimenti destinati a fare notizia», conclude Valdegamberi.

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