Marta Novello, il ragazzo accusato di aver ucciso la ragazza con 23 coltellate è tornato in Italia, è libero e non è sottoposto a misure cautelari
È tornato in Italia il 20enne accusato di aver ucciso, colpendo con 23 coltellate Marta Novello mentre correva lungo via Marignana a Mogliano il 22 marzo del 2021, causandole serie lesioni ai polmoni e al fegato. Il ragazzo si trovava a Londra dove quattro anni fa aveva raggiunto la madre. È stato espulso dal Regno Unito nei giorni scorsi perché sarebbe nei guai con le autorità britanniche. Questo potrebbe aprire nuovi scenari nel processo a suo carico ancora aperto e giunto per la terza volta davanti alla Corte d’appello di Venezia. Già due volte la Cassazione ha annullato la condanna in secondo grado a cinque anni. La prossima udienza davanti ai giudici è prevista per il 13 novembre.
L’ipotesi della messa in prova
All’inizio si prospettava l’ipotesi di un concordato (simile a un patteggiamento in appello) tra difesa e procura. Tuttavia, il ritorno in Italia del 20enne, che all’epoca dei fatti aveva 15 anni, cambia la situazione del procedimento. Tra le ipotesi, adesso, c’è quella di una richiesta di messa alla prova per il ragazzo. Si tratta di un percorso alternativo alla detenzione che ha lo scopo di favorire il recupero e la rieducazione. Sospende, inoltre, il processo e, se portato a termine, comporta l’estinzione del reato.
Il ragazzo non è sottoposto a misure cautelari
Il ragazzo aveva già fatto richiesta di messa alla prova nei precedenti gradi di giudizio, ma l’istanza era stata rigettata. Attualmente è libero e non è sottoposto ad alcuna misura cautelare, come conferma al Messaggero il suo avvocato Scussat: «Voglio precisare che il mio assistito è un cittadino libero e che, piaccia o meno, fino alla condanna definitiva vige la presunzione di non colpevolezza. Ricordo in tal senso che è ancora pendente il terzo processo d’appello in esito al quale potrà essere condannato, ma anche totalmente prosciolto».
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Cosa era successo nelle scorse fasi processuali
La Cassazione, nel 2022, aveva annullato una prima volta la condanna in appello a 5 anni perché, secondo la corte, non erano stati approfonditi a sufficienza i temi dell’immaturità e della capacità del ragazzo al momento dell’aggressione. Il processo era così tornato davanti alla Corte d’appello che aveva disposto una nuova perizia psichiatrica. L’esperto concluse che il giovane avrebbe avuto un quoziente intellettivo inferiore rispetto alla media della sua età e delle difficoltà nel linguaggio, ma questi aspetti non ne avrebbero intaccato la capacità di intendere e di volere.

