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Christa Pike, sopravvissuta alla pena di morte: «Non c’è giorno in cui non soffra». Ma rischia una nuova esecuzione

30 Ottobre 2026 - 16:31 Antonia Verderosa
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A un mese dal tentativo di esecuzione in Tennessee, la 50enne racconta il risveglio in ospedale e le conseguenze fisiche e psicologiche. I suoi avvocati chiedono la commutazione della pena
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Era entrata nella camera delle esecuzioni convinta che non ne sarebbe uscita viva. Invece, dopo due iniezioni letali, Christa Pike si è risvegliata in un letto d’ospedale, «sola, confusa e dolorante». È passato un mese da quando il Tennessee ha tentato di giustiziare la 50enne, condannata a morte per un omicidio commesso nel 1995. Oggi, 30 ottobre, la donna ha raccontato per la prima volta cosa le è accaduto, affidando una dichiarazione ai suoi avvocati.

«Ero pronta a morire», ha spiegato Pike, ricordando il 30 settembre, quando era stata portata nel carcere di massima sicurezza Riverbend, a Nashville. Aveva salutato le persone a lei care e si era preparata all’esecuzione. Non aveva immaginato di poter sopravvivere: «Non avevo pensato a come sarebbe stata la vita dopo quella notte, e sono profondamente ferita dall’incompetenza che ha messo così tante persone in questa terribile situazione».

Il risveglio in ospedale e il ritorno in isolamento

Pike era stata sottoposta a due dosi di pentobarbital, il farmaco utilizzato per le esecuzioni capitali in Tennessee. Ma la procedura non aveva funzionato. Trasferita d’urgenza in ospedale, era rimasta priva di conoscenza per diversi giorni, prima di riprendere gradualmente a parlare e camminare. Il 10 ottobre è stata dimessa e riportata nel carcere femminile di Nashville, dove continua a ricevere assistenza medica. Ora, racconta, di convivere con un dolore continuo: «Da quella notte non c’è stato un solo momento in cui non abbia provato dolore. Mi fa male tutto il corpo. Mi fanno male le braccia. Mi fanno male le mani. Mi fa male la gola. Faccio ancora fatica a parlare».

Nella dichiarazione diffusa dai legali, la donna racconta di trascorrere gran parte del tempo nell’infermeria della prigione, lontana dagli altri detenuti. Una condizione che le ricorda i 28 anni trascorsi in isolamento. Pur riconoscendo i progressi nelle sue condizioni di salute, sottolinea che «guarire non significa stare bene».

La condanna a morte resta in vigore

Il 30 settembre, quando Pike era sopravvissuta alle due dosi di pentobarbital, il governatore repubblicano del Tennessee, Bill Lee, aveva sospeso le altre esecuzioni previste per il 2026 e disposto un’indagine indipendente per chiarire cosa fosse andato storto. La sopravvivenza della donna, però, non ha cancellato la sentenza. I suoi avvocati chiedono che la pena capitale venga commutata nell’ergastolo senza possibilità di libertà condizionale. Il governatore, interpellato il 28 ottobre, ha spiegato di ritenere che la condanna resterà invariata, salvo una diversa decisione dei tribunali.

Intanto Pike continua a recuperare le forze e ringrazia i medici che le hanno salvato la vita e le persone che le hanno manifestato solidarietà. Ma il suo futuro rimane incerto. «Non so perché sono sopravvissuta», ha ammesso. «C’è dolore nella mia mente e nella mia anima. Sto cercando di dare un senso a quanto accaduto». E non sa ancora cosa le riserveranno i prossimi mesi.

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