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Maxi attacco hacker a Binance, l’Fbi accusa la Corea del Nord: c’è il gruppo «TraderTraitor» dietro al «furto del secolo»

31 Ottobre 2026 - 23:35 Alba Romano
Maxi attacco hacker a Binance, l’Fbi accusa la Corea del Nord: c’è il gruppo «TraderTraitor» dietro al «furto del secolo»
Bloccati 3 miliardi di dollari, ma il resto del bottino sarebbe già in fase di riciclaggio. L'ombra del regime di Kim Jong-un
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C’è la Corea del Nord dietro il maxi attacco hacker a Binance, la più grande piattaforma al mondo per lo scambio di criptovalute, che ha portato al furto di 6,3 miliardi di dollari. A confermarlo è l’FBI, secondo quanto riportato da Bloomberg e Reuters, che ha attribuito la responsabilità dell’operazione al gruppo di hacker nordcoreani «TraderTraitor». Il sospetto è che il denaro sottratto possa essere destinato a finanziare il regime di Kim Jong-un. Si tratta di quello che è già stato ribattezzato il «furto del secolo», il più grande attacco informatico mai registrato nel settore delle criptovalute.

Il furto

L’operazione ha colpito Binance, provocando l’immediata sospensione dei prelievi sulla piattaforma. La società ha assicurato che coprirà integralmente le perdite e ha annunciato di essere riuscita a congelare circa 3 miliardi di dollari in asset digitali, grazie all’intervento degli emittenti di stablecoin Tether e Circle e di altre aziende del settore. Resterebbero quindi 3,3 miliardi di dollari nelle mani degli hacker. Nel frattempo, le autorità statunitensi stanno seguendo i movimenti delle criptovalute sottratte per cercare di ricostruire il percorso del denaro.

Cosa sostiene l’Fbi

Secondo l’FBI, infatti, i responsabili avrebbero già cominciato a convertire i fondi rubati principalmente in Ethereum, nel tentativo di renderne più difficile il tracciamento. «L’FBI, insieme ai partner del Servizio Segreto degli Stati Uniti (USSS) e della Divisione Investigativa Criminale (IRS-CI), ha osservato gli autori di TraderTraitor convertire i beni rubati principalmente in Ethereum», si legge nel comunicato diffuso sabato. Gli investigatori prevedono che le criptovalute possano essere ulteriormente trasferite attraverso servizi di finanza decentralizzata (DeFi) e piattaforme di scambio istantaneo, per nasconderne la provenienza e completare le successive fasi del riciclaggio.