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La manovra fa arrabbiare le banche e le fondazioni. Giorgetti: «La nostra direzione non cambia, la parola di uno Stato sta nei conti»

30 Ottobre 2026 - 13:55 Stefania Carboni
legge di bilancio
Il presidente dell'Abi Antonio Patuelli parla di un «mosaico preoccupante», mentre il numero uno dell'Acri, Azzone punta il dito contro il prelievo fiscale sulle fondazioni: «Così si colpiscono le persone fragili»
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In occasione della 102ª Giornata Mondiale del Risparmio, il mondo bancario e filantropico esprime forti perplessità sulle misure fiscali previste dalla prossima Legge di Bilancio. Dal fronte degli istituti di credito, il presidente dell’Abi Antonio Patuelli parla di un «mosaico preoccupante» emerso dalle dichiarazioni dei rappresentanti di governo: «Da quanto trapela, verrebbe aumentata ulteriormente la pressione fiscale attraverso l’Ires, con un aggravio ancor più pesante sull’Irap, già salita del 3,5% lo scorso anno». Un rincaro che, sottolinea Patuelli, «avrà un impatto diretto sui bilanci bancari e quindi sugli azionisti, a prescindere dall’andamento economico», pur riservandosi un giudizio definitivo solo quando il testo sarà formalmente depositato e stampato in Parlamento.

Azzone (Acri): «Sulle banche è una scelta politica e il governo se ne assume la piena responsabilità»

Toni altrettanto duri giungono dall’Acri attraverso le parole del presidente Giovanni Azzone, sorpreso dall’inclusione di un prelievo fiscale sulle fondazioni: «Il vicepresidente del Consiglio parla di una cifra modesta, sui 40 milioni, ma dalle nostre stime si tratta di 65-70 milioni tra rincari Ires e tagli alle deduzioni». Per Azzone non si tratta di una questione meramente contabile: «Questo non è un prelievo sulle fondazioni, ma sulle persone con fragilità sociali: rinunciare a queste risorse significa non poter recuperare 20mila Neet o dover bloccare progetti per 2mila persone con disabilità». Azzone ha inoltre annunciato la sospensione di un piano triennale da 100 milioni di euro, chiosando sulle misure destinate agli istituti di credito: «Sulle banche è una scelta politica e il governo se ne assume la piena responsabilità».

Panetta (Bankitalia): «Economia più solida delle attese, ma servono rigore sui conti e spinta alla crescita»

L’economia europea e quella italiana mostrano una resilienza superiore alle previsioni, ma il contesto resta fragile e denso di incognite. È invece il quadro tracciato dal Governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, nel suo intervento alla Giornata del Risparmio. A pesare sulle prospettive future sono lo shock energetico, le tensioni geopolitiche e i rischi sui mercati finanziari, con gli effetti di inflazione e tassi alti che potrebbero farsi più acuti nei prossimi mesi.

Di fronte a queste sfide, Panetta ribadisce due pilastri irrinunciabili: «Garantire la stabilità dei prezzi e mantenere una politica di bilancio prudente», considerate condizioni basilari per difendere i risparmiatori. Tuttavia, il rigore da solo non è sufficiente. «La vera protezione del risparmio richiede un’economia capace di crescere e generare reddito», avverte il Governatore, evidenziando il paradosso di un’Europa e di un’Italia ricche di patrimoni privati che non riescono a canalizzare verso innovazione e produttività.

Un nodo strutturale che investe la tenuta del welfare e il ricambio generazionale: «Senza crescita diventa difficile sostenere previdenza, sanità e assistenza in società che invecchiano, così come si restringono le opportunità per i giovani di trovare un lavoro dignitoso, rendersi autonomi e formare una famiglia». La conclusione è un richiamo alla responsabilità collettiva: legare la ricchezza accumulata agli investimenti per lo sviluppo, affinché «il risparmio di oggi sostenga il benessere di domani».

La replica di Giorgetti (allo stesso meeting): «La nostra direzione non cambia, la parola di uno Stato sta nei conti»

«Un mese fa, l’Istat ha confermato il disavanzo al 3,1 per cento per il 2025. Un decimale. Tanto è bastato per non uscire quest’anno dalla procedura europea. Chi fa il mio mestiere impara due cose sui decimali: non vanno drammatizzati e non vanno ignorati. La nostra direzione non cambia», ha dichiarato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti nel suo intervento alla Giornata mondiale del risparmio dell’Acri. «E la direzione l’hanno riconosciuta i mercati e le agenzie di rating. Credito viene da credere. Chi presta a uno Stato lo fa se crede alla sua parola, e la parola di uno Stato sta nei conti: nella coerenza tra ciò che annuncia e ciò che fa».