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Crisi di governo in Belgio, si dimette il premier De Wever. Lo scontro su tagli e la scelta dell’alleato di Meloni: cosa succede ora

02 Novembre 2026 - 13:13 Simone Disegni
Bart De Wever
Il leader dei conservatori fiamminghi getta la spugna dopo una notte di negoziati sulla manovra: il pallino nelle mani di Re Filippo
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Il premier belga Bart De Wever si è dimesso lunedì mattina dopo che sono falliti i negoziati tra i partiti di governo sulla manovra finanziaria 2027. Dopo una notte di colloqui infruttuosi, il leader conservatore della Nuova Alleanza Fiamminga (N-VA) – alleato di Giorgia Meloni – ha preso l’iniziativa a sorpresa: si è presentato a Palazzo Reale e ha consegnato al Re Filippo le sue dimissioni. Il faccia a faccia è durato circa un’ora e mezza, poi De Wever se n’è andato senza rilasciare dichiarazioni. A parlare è stato invece il monarca, che ha di fatto congelato le dimissioni del premier. «Il re si riserva di prendere una decisione e, a partire da domani, avvierà una serie di consultazioni con i leader dei partiti di maggioranza», fa sapere il Palazzo Reale. «Il re si rammarica che non sia stato raggiunto alcun accordo su un bilancio credibile e adeguato alle sfide attuali. In un contesto caratterizzato da grande incertezza geopolitica e da notevoli difficoltà economiche, il Paese non può permettersi una crisi politica prolungata», sottolinea Re Filippo. In sostanza il re ha deciso di prendersi alcuni giorni per capire se la coalizione di governo possa ancora reggere. Venerdì riceverà di nuovo De Wever e prenderà le sue decisioni: dargli un’altra chance (come auspica) oppure accettare le dimissioni e spedire il Belgio verso elezioni anticipate.

Il macigno del debito e la manovra: perché è andata in pezzi la coalizione

Dal 31 gennaio 2025 De Wever è alla guida del Belgio con la cosiddetta “coalizione Arizona”. Ne fanno parte il suo N-VA (conservatori fiamminghi), il CD&V (cristiano-democratici fiamminghi), Vooruit (social-democratici, fiamminghi), il Movimento riformatore (liberal-socialisti, francofoni) e Les Engagés (centristi, francofoni). Una grande coalizione insomma, come indispensabile nel complesso quadro politico-istituzionale belga, formata dopo ben 234 giorni di negoziati. Per 21 mesi l’equilibrio ha retto, ma ora pare andare in frantumi sulle scelte di politica economica da compiere. Il debito pubblico del Belgio è cresciuto negli ultimi anni fino ad arrivare oggi a pesare per oltre il 110% del Pil (quarto in Europa), mentre il deficit di bilancio lo scorso anno era al 5%. Il Paese è dunque sotto procedura d’infrazione dall’Ue per deficit eccessivo. Per uscirne – abbassandolo al 3% del Pil – il governo deve generare almeno 10 miliardi di risparmi. La coalizione si è spaccata: i partiti conservatori vorrebbero tagliare le spese, quelli di centrosinistra puntare su tasse sui redditi più alti. Nella notte anziché arrivare a una soluzione si è aperto il vaso di Pandora. «Se dovessi fare la lista di tutti i nodi del contendere, ci metterei un’eternità», ha detto il ministro degli Esteri Maxime Prévot ai media belgi.

In copertina: Il premier Bart De Wever al Consiglio europeo – Bruxelles, 19 giugno 2026 (Ansa/Epa – Olivier Matthys)

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