Finta pipì in una borraccia per fare uno scherzo in gita scolastica: studente prende 6 in condotta ma il Tar lo annulla. Ecco perché
Secondo gli insegnanti aveva sottratto lo smartphone a un compagno durante la gita di classe a Londra e aveva riempito una borraccia di «liquido giallo» per fare uno scherzo a un altro studente. Per questo, alla fine dello scorso anno scolastico, il Consiglio di classe gli aveva assegnato il 6 in condotta. Per il Tar, però, il provvedimento nei confronti dell’alunno minorenne, iscritto al secondo anno del liceo scientifico Galileo Galilei di Siena, risulta contrario al regolamento interno dell’istituto, che prevede come presupposto del 6 in condotta che lo studente abbia ricevuto «tre o più ammonizioni scritte» o sia stato sospeso dalle lezioni «fino a 15 giorni». Il ragazzo, invece, era stato richiamato solo due volte e il 6 in condotta rischiava di pregiudicarne la promozione. Come riporta La Nazione, i genitori hanno quindi fatto ricorso e i giudici del Tar hanno dato loro ragione.
Le accuse del Consiglio di classe
«Comportamento non sempre corretto e rispettoso nei confronti dei compagni e dei docenti. Assiduo disturbo durante le lezioni e una condotta che esercita un ruolo negativo nel gruppo classe». Con queste motivazioni, il Consiglio di classe aveva deciso di sospendere in sede di scrutinio il giudizio sullo studente e gli aveva assegnato un elaborato «riparativo» sul tema della cittadinanza attiva e solidale. Poi il ragazzo era stato convocato dal dirigente scolastico, che gli aveva contestato i «fatti di grave rilevanza disciplinare»: il comportamento durante la gita in Inghilterra e lo scherzo al compagno, un «episodio di bullismo che ha offeso un altro studente che frequenta l’istituto», secondo i docenti del Consiglio.
La decisione del Tar
Per il Tar, però, la decisione degli insegnanti viola il regolamento interno dell’istituto, che prevede, tra l’altro, che nessuno possa essere sottoposto a sanzioni disciplinari senza «prima essere stato invitato a esporre le proprie ragioni». Nel corso dell’anno scolastico lo studente aveva ricevuto due note per comportamento inappropriato durante le lezioni; per gli episodi della gita scolastica e dello scherzo del «liquido giallo», invece, non c’era stato alcun provvedimento formale e la famiglia non era stata informata. Il Consiglio aveva optato per un «atto educativo allo scopo di dare fiducia allo studente» e il preside lo aveva poi convocato per un «chiarimento».

